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Occupy bagni degli uomini

24 February 2012versione stampabile

D’accordo? Di più. Non fosse equivoco, sdraiata.

A chi non è capitato di pensare che stavolta no, non ce la posso fare e farò una delle più catastrofiche figure della mia modesta ma onorata esistenza, ma anche di mandare accidenti a quella casta che se pensasse agli essere umani e alle loro esigenze invece che al rapporto tra forma e contenuto, nonché alla parcella, sarebbe meglio.

Perché in fondo ci vuole un secondo di attenzione e la disparità è lì, tutta da vedere: da un lato un traffico veloce, ordinato, gente tranquilla, certa del proprio diritto, dall’altra facce tese, preoccupate, consultazioni frenetiche dell’orologio. E allora adesione entusiastica all’ultima (in ordine di tempo) Occupy. Che arriva dalla Cina e ha per protagoniste due studentesse di Guangzhou: stanche di aspettare, di fare la fila, di contorcersi e innervosirsi, hanno occupato i bagni dei maschi del Parco YueXiu. E hanno lanciato la loro campagna rivolta alle autorità pubbliche:  alle donne serve più tempo – il doppio – che agli uomini, ci vogliono negli spazi pubblici più bagni per le donne che sono stufe di aspettare il loro turno ( non solo per fare pipì ma anche per molte altre cose, tipo diventare presidente del consiglio, verrebbe da dire).

E dunque, con la compagna Li Maizi in testa, occupiamo i bagni dei maschi. E chiediamo, come ha fatto lei con apposita lettera, di istituire la regola che i bagni delle donne, in nome dell’eguaglianza di genere, debbano essere almeno il doppio di quelli degli uomini. E’ una battaglia vincente, la compagna Li l’ha capito subito.

(E di nostro aggiungiamo all’elenco dei destinatari della petizione anche gli architetti).