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Sex and the City, i mille volti del networking

24 February 2012versione stampabile

«Ti porto in un posto che ci puoi entrare solo con me». Come ho fatto a non notare questo palazzo che svetta su Shoreditch in tutti i mesi che ho vissuto qui, penso, mentre l’ascensore schizza al sesto piano come un tappo di spumante a capodanno. Quando le porte si aprono al rintocco premonitore di un tin!, non ho ancora ben capito dove mi trovo, ma di sicuro potrebbe somigliare al set di una serie televisiva americana.

«Hai visto la puntata di Sex and the City in cui Samantha ruba un pass per una festa superesclusiva a Manhattan?». Ecco, appunto, non c’ero andata tanto lontano, penso, e mi guardo intorno con lo stesso stupore con cui gli eleganti visitatori del top-floor staranno guardando le mie scarpe. «Quella puntata l’avevano girata nell’edificio gemello di New York».

Ecco dove sono. In uno spaccato di mondanità fastosa della Londra “che conta”, quella che la bella protagonista del telefilm di sopra, per stare in tema, racconterebbe con dettagli piccanti sulla sua rubrica di sesso e uomini, attici a Manhattan e scarpe Manolo Blahnik. E anche se di materiale alla ‘Carrie Bradshaw’ ce ne sarebbe a gogò, a catalizzare la mia attenzione dal tetto di questo palazzo è il profilo impressionante dello skyline della città, amplificato da un certo senso di vertigini e vagamente distorto dal vapore che sale dalla piscina.

Surreale e un po’ inquietante come la ragione per cui tutto questo è stato pensato: networking, si dice. Una forma raffinata e potenzialmente redditizia di marketing del proprio talento. Tra eleganti sale da tea, salotti illuminati dal fuoco di grandi camini, cocktail ornamentali e costosi da sorseggiare aspettando l’occasione giusta, un incontro fruttuoso, una certa visibilità.

Una macchina d’affari upper-class intorno alla quale gravitano giornalisti, scrittori, registi, designer, artisti di fama internazionale che lavorano nel campo dei media. Non si entra a far parte dell’élite senza la referenza di due membri fondatori, la quale a sua volta dovrà passare il vaglio di una commissione che si riunisce una volta al mese.

Una sorta di “massoneria degli artisti”, l’ha chiamata la mia Cicerona. Lei, che di questo posto ha conosciuto anche le notti più folli, racconta sottilmente come il contegno finisca talvolta col cedere il passo ad impulsi, diciamo, più umani, rivelando un altro lato del networking, quello che ‘si chiacchiera e ridacchia’ tra amiche e che qui si può solo immaginare.

Sex and the City, penso, e intanto fuori si è fatta notte. Una notte qualunque, stanotte. Non ci sono feste in programma. Non che mi interessi, sia chiaro. Ho semplicemente chiesto. Così. Tanto per. Non sarei mai rimasta. Figuriamoci. Io?

Quasi quasi torno a casa. Prima che la carrozza si trasformi in una zucca.