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Colombia, le Farc dicono basta al sequestro di civili

27 February 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Con un comunicato il Segretariato dello Stato Maggiore delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia ha annunciato la decisione di liberare tutti i soldati e i poliziotti in loro potere, in tutto dieci, e di finirla una volta per tutte con la cruenta pratica del sequestro di civili a scopo di estorsione. Si tratta di un gesto di buona volontà che vorrebbe avere in cambio la garanzia che i diritti umani dei prigionieri nelle carceri colombiane inizino a essere rispettati.

Si tratta di un annuncio ricevuto con molta riserva da parte del Governo Santos, che a ogni apertura della guerriglia risponde sempre con mille se e mille ma, dimostrando di preferire di gran lunga la via militare a quella dell’accordo umanitario. Una reazione già prevista dalle Farc che iniziano così il comunicato: “Ogni volta che noi Farc-Ep parliamo di pace, di soluzioni politiche al conflitto, della necessità di conversare per stilare un’uscita civile ai gravi problemi sociali e politici che hanno originato e alimentano il conflitto armato in Colombia si alza duro il coro degli amanti della guerra miranti a screditare i nostri propositi di riconciliazione. Immediatamente ci attribuiscono le più perverse intenzioni, solo per insistere sulla vita dello sterminio quale una maniera per mettere fine alla nostra esistenza. E generalmente, questi incendiari mai vanno in guerra e tanto meno permettono ai loro figli di andarci. Sono 48 anni che è così”.

Per questo la guerriglia più longeva del mondo, sottolineando la sua forza nonostante le batoste ricevute negli ultimi anni, cerca di interrompere il circolo vizioso guardando con decisione a una tavola della pace. “Ringraziamo la disponibilità generosa del governo di Dilma Rousseff e l’accettiamo senza dubbi – spiegano – e ci rivolgiamo con ammirazione ai familiari dei soldati e degli agenti in nostro potere, che mai persero la speranza di riverderli liberi, nonostante il disprezzo e l’indifferenza dei vari governi e comandi militari e di polizia. Li consegneremo alla valente e instancabile Marleny Orjuela, dirigente di Asfamipaz”. Quindi un aperto riferimento al governo Santos: “Ora la Colombia intera e la comunità internazionale saranno testimoni delle reali volontà dal governo di Juan Manuel Santos che ha già frustrato un lieto fine lo scorso novembre”.

Quindi la notizia più clamorosa: “Si è sempre parlato tanto dei sequestri di civili a scopo finanziario praticati dalle Farc per sostenere la loro lotta. Ecco, Con la medesima volontà espressa prima, annunciato che cancelliamo tale pratica dalla nostra azione rivoluzionaria. È arrivato il momento di chiarire chi e perché si hanno i sequestri in Colombia”. Una maniera per dire che da ora in avanti verranno presi soltanto militari o poliziotti eventualmente presi durante i combattimenti, coloro che i guerriglieri definiscono ‘prigionieri di guerra’, ma la pratica di sequestrare per chiedere riscatto sarà definitivamente abolita.

Quindi un’analisi sullo stato attuale del conflitto. Analisi che non lascia molto ben sperare. “Sei ostacoli si interpongono alla concretizzazione di una pace concertata. L’arrogante decisione governativa di incrementare la spesa militare, i combattimenti e le operazioni ha portato con sé un allungarsi indefinito della guerra. Che porterà con sé più morte e distruzione, più ferite, più prigionieri di guerra da entrambe le parti, più civili incarcerati ingiustamente”. Non solo, secondo l’analisi dello Stato Maggiore questo provocherà anche la necessità di ricorrere ad altre forme di finanziamento o pressione politica da parte della guerriglia. “E’ ora che il regime pensi seriamente a un’altra uscita dalla guerra che inizi almeno da un accordo di regolarizzazione dello scontro e di liberazione dei prigionieri politici” nelle carceri statali.

Nel frattempo va avanti la composizione della commissione internazionali che andrà a verificare le denunce sulle condizioni disumane di reclusione e sulla violazione dei diritti umani e di difesa giuridica, che sono costretti a sopportare coloro che le Farc definiscono “i prigionieri di guerra, i prigionieri di coscienza e i prigionieri sociali”. Si tratta dunque di guerriglieri arrestati, di simpatizzanti della causa rivoluzionaria e di difensori dei diritti umani imprigionati senza motivo. “Speriamo che il governo non distrugga questo lavoro umanitario”, concludono le Farc. Che con questa presa di posizione rispondono favorevolmente a quanto richiesto loro dalla Ong Colombianos y Colombianas por la Paz (CCP), la quale aveva appunto imposto l’aut aut della fine dei sequestri a scopo di estorsione quale condizione per avviare una mediazione.

La risposta del mondo politico e governativo non si è fatta attendere. Su Twitter l’ex presidente Ernesto Samper ha scritto “la dichiarazione delle Farc è un gesti di volontà chiesto da Juan Manuel Santos. Il governo deve rispondere con generosità”. Stesso mezzo con contenuto opposto per Alvaro Uribe, ex presidente colombiano, che ha definito l’annuncio fariano “ingannevole”. Il presidente Santos, invece, ha sposato una via intermedia. “Apprezziamo il passo delle Farc di rinunciare al sequestro come un passo importante, necessario, ma non sufficiente, nella direzione giusta”.