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Commissione della Verità e riconciliazione per tutte le vittime. Nuova proposta della sinistra basca

28 February 2012versione stampabile

Andrea Leoni

Domenica il Kursaal di San Sebastian-Donostia è stato un’altra volta epicentro di idee e proposte della “izquierda abertzale”, la sinistra indipendentista basca. Alla presenza delle delegazioni irlandesi (Sinn Fein) e del Mandela African National Congress, dei deputati di Amaiur e degli altri movimenti indipendentisti (EA, Aralar, Alternatiba e LAB), la sinistra indipendentista ha presentato il documento “Viento de solucion”. Il magistrale intervento didattico tenuto da Ugarteburu Maribi ha spiegato come dal “cessate il fuoco” annunciato e rispettato dai militanti di ETA l’orizzonte di pace dovrebbe avere il supporto di tutte le forze che rientrano nello scenario politico basco. La serie di proposte, che non escludono l’autocritica, esigono primariamente un dignitoso trattamento dei prigionieri politici baschi.

Uno dei punti focali sul quale la izquierda abertzale ha dibattuto molto è stato presentato come il “mutuo riconoscimento per tutte le vittime del conflitto”, in special modo quelle causate dalle azioni armate da parte di ETA, al fine di “promuovere la riconciliazione a partire dal riconoscimento reciproco”. Nel documento si illustra come il conflitto abbia causato vittime da entrambe le parti, sottolineando come questa presa di posizione non sia una mera propaganda. ma una realtà “inequivocabile”: ciò è già documentato dalle varie pubblicazioni che hanno riscosso particolare successo durante la preparazione del congresso di Aiete (che ha preceduto di due giorni la definitiva cessazione dell’attività armata di ETA). Ammettendo, altresì, come “la durezza del conflitto, ci abbia potuto far mancare la sensibilità di alcune vittime rispetto ad altre”. La sinistra nazionalista afferma con vigore come lo stato spagnolo e quello francese debbano però “riconoscere il dolore causato a Euskal Herria e a migliaia di uomini e donne”. Nessuna forza politica può tentare di mostrarsi “spettatore o valutatore di un conflitto” nel quale ha preso parte, il documento propone la creazione di una commissione di verità neutrale che già si è dimostrata di “grande utilità nel superamento di altri conflitti”.

Forte è l’impegno che la sinistra nazionalista sta dimostrando, già con la risoluzione “Zutik Euskal Herria” che ha portato alla cessazione definitiva della lotta armata di ETA (21 ottobre 2011). Una decisione unilaterale che però non ha significato la fine della della violenza in Euskal Herria e la dimostrazione sta, in come indica Maribi Ugartburu, nei vari episodi di tortura che hanno trovato riscontro anche nel caso dei due giovani arrestati martedì, Nahia y Odre Lacroix.

Il documento prevede l’annullamento delle strutture militari di ETA, lo smantellamento delle armi, il “ritorno a casa dei prigionieri e degli esuli” e chiede anche fermamente agli stati francese e spagnolo un ripensamento delle loro politiche repressive: la prassi non esclude la tortura nei confronti dei prigionieri politici.

Il documento propone inoltre l’accettazione immediata dei principi Mitchell condannando l’uso della violenza o della minaccia affinché si sottolinei l’importanza del superamento del conflitto: “la pace comporta il riconoscimento e il rispetto di tutti i diritti, inclusa l’autodeterminazione”.

Uno dei punti centrali è il concetto di “giustizia di transizione”, uno strumento adottato da Paesi che escono da conflitti o dittature, e che consiste nella formulazione di misure che bilancino le leggi e che si facciano garanti dei diritti delle vittime e della giustizia, senza “vincitori e vinti” ma una soluzione definitiva nell’interesse della riconciliazione del Paese. In una lettera diffusa via web anche il leader della sinistra basca Arnaldo Otegi, dal carcere dichiara che “solo l’organizzazione, il dibattito, la partecipazione e la costruzione di un’alternativa possano correggere l’attuale stato delle cose”.