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Colombia, spodestato il procuratore generale in guerra con i narco-politici

1 March 2012versione stampabile

Stella Spinelli 

Viviane Morales Hoyos, eletta Procuratore generale dalla Corte Suprema nel novembre 2010, è stata deposta per decisione del Consiglio di Stato che ha dichiarato quella elezione illegale.

Con 15 voti contro nove, il Consiglio ha deciso che la Corte ha violato il regolamento perché ha modificato il quorum previsto per l’elezione del Fiscal General. Mentre il regolamento parla di due terzi del totale dei membri della Corte Suprema, ossia 16 su 23, infatti, Viviane Morales è stata eletta con 14 preferenze. Una decisione dettata dal fatto che i magistrati presenti in aula quel giorno erano 18 e che dunque le 14 preferenze superavano di gran lunga i due terzi prestabiliti. Interpretazione che non è piaciuta al blocco di maggioranza che invece si è appellato al fatto che la frase “i due terzi dei membri” si riferisca al totale dei componenti la Corte, e non ai “due terzi dei membri” presenti il giorno della votazione.

Una decisione fondamentale dalle implicazioni politiche immense, perché Viviane Morales Hoyos stava perseguendo una gestione della Procura che non piaceva a molti, in primi ai settori più recalcitranti dell’Uribismo, colpiti in massa da processi per corruzione e collusione con il paramilitarismo, al quale la ex procuratrice generale aveva dichiarato guerra.

“Morales stava facendo un buon lavoro, colpendo gli alti funzionari dell’era Uribe colpevoli di corruzione e malagestione della cosa pubblica – ci spiega il giornalista colombiano Cesar Jerez, direttore di Prensarural.org – La sua era una battaglia contro la parapolitica che dava fastidio a troppa gente. Gli uribisti avevano giurato che l’avrebbero fatta fuori dai giochi e ci sono riusciti”. Adesso il presidente Juan Manuel Santos dovrà pensare a una nuova lista di papabili. E nel frattempo tutti i procedimenti imbastiti dalla signora resteranno sospesi. Anche se Morales resterà al suo posto fino alla notifica formale della sentenza.

L’intervento più decisivo contro l’elezione della bella procuratrice anti-Uribe, la prima donna a ricoprire tale ruolo, è stato quello dell’ex presidente della Corte Suprema Jaime Arrubla che si è accanito sull’irregolarità delle votazioni.

La decisione di tagliarle le gambe ha però diffuso nel paese la sensazione che la Giustizia, che ha tanto bisogno di una sana riforma, sia finita in un pantano. Per questo, dai giuristi alla gente comune, tutti si interrogano sui possibili scenari futuri. Cosa succederà ai processi portati avanti dal Fiscal? Chi le succederà? Il presidente Santos presenterà una nuova terna di candidati? E Viviane Morales potrà nuovamente candidarsi?

L’unica certezza è che il suo posto sarà intanto preso ad interim da Wilson Martínez, l’attuale vice.  Ma si prospetta un periodo molto complesso. L’interim complica tutti i processi interni, perché i funzionari senza un orientamento preciso “si addormentano nell’attesa di nuove direttive. Tutto entra in un processo di sonno profondo”, ha commentato l’ex procuratore generale Mendoza Diago. Adesso la Colombia resta appesa alle parole di Viviane Morales, che dovrà tranquillizzare la gente che questa decisione non colpirà in nessun modo le indagini finora portate avanti, e al discorso di Juan Manuel Santos, che dovrà risolvere con urgenza questo nuovo pasticcio di Stato.