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Le pistole di Brixton

2 March 2012versione stampabile

 

Montego Inn, Brixton, Londra, 1 marzo 2012

South London, fine anni Settanta. Alla radio suona una provvidenziale canzone dei Clash. ‘With your hands on your head or on the trigger of your gun’. Si intitola The Guns of Brixton e parla di un quartiere periferico e malfamato, relegato ai margini della società dalle politiche di ferro del primo Tatcherismo.

Allora Brixton era una colonia di popolamento di immigrati originari delle lontane West Indies, da cui in molti nella prima metà del Novecento erano partiti portando con sé speranze e reggae. Il reggae che negli anni ottanta Paul Simonon, Mick Jones, David Bowie e tanti altri giovani brixtoniani sentivano pompare dai palazzoni, riecheggiare nelle strade e a Brockwell Park le domeniche mattina.

Il reggae come unica cosa che ci faceva andare avanti e sopportare la fame”, scrive Alex Weathle nel suo libro Brixton Rock. La fame che di lì a poco sarebbe diventata rivolta. Una rivolta violenta ed esasperata, rimasta impressa nella memoria collettiva di un quartiere che in quei giorni di aprile del 1981 ha contato più di 80 arresti, 300 poliziotti feriti, centinaia di macchine distrutte, palazzi e negozi in fiamme.

South London, trent’anni dopo. Mentre la scala mobile si protende verso l’uscita della metropolitana come un lunghissimo verme metallico, si fa sempre più forte l’odore di pesce e acqua sporca che ristagna negli angoli di Electric Lane.

Si chiama così perché è stata la prima strada del quartiere ad avere l’elettricità, dicono. Tante piccole luci ad illuminare il mercato all’aperto che ancora oggi la affolla e la riempie, Electric Lane, tra banchetti di frutta caraibica, spezie d’Africa, e casse di polistirolo dove si impila il pesce.

Voci di donne e di uomini, ma soprattutto di donne. Voci di tutte le età ma soprattutto di madri giovani e piene di figli che non si allontanino troppo da loro. Voci che si sovrappongono e si confondono in un unico rumore che un po’ è chiasso e un po’ è cantilena, ma soprattutto è la vita del mercato di giorno.

Ovunque ti volti, volti dai tratti d’altrove, su pelli bianche dell’Asia, nero Jamaica. Ma soprattutto imperturbabili. Al vento, che si rincorre tra i banchetti facendone sventolare le tende sbiadite. E a te, che passeggi simulando discrezione quando in realtà vorresti curiosare nella vita di ogni persona che incontri.

Vedi una vecchia scavata dalle rughe e i capelli raccolti come una principessa. Avrà settant’anni ma ti piace pensare che ne abbia almeno cento e che lei, qui, ci vive da sempre. E che negli anni Ottanta, su Electric Lane, gridava la sua rabbia insieme ai rioters che si battevano per le ingiustizie sociali.

Lei c’era anche lo scorso agosto su Electric Lane. Allora, però, a guardare in disparte uno scempio. Vetrine in frantumi, tende a brandelli, macerie, negozi dati alle fiamme. ‘Un poliziotto ha sparato e ucciso un ragazzo nero’, ha detto la televisione, facendo presagire una nuova ondata di tensioni razziali. Ma lei sa che non è così.

Gang ben organizzate, armate di manganelli, bottiglie e coltelli affilati. Lei li guarda impietrita rompere, saccheggiare e mandare in rovina la vita degli altri. E poi fuggire via. Con un bottino di BlackBerry e I-Pad, tecnologie cutting-edge e, perché no, perfino vestiti da sposa. Sono soprattutto giovani, figli di un sistema educativo precario imbevuto di consumismo, dove la povertà e la fame sono nelle idee.

Lei, intanto, continuerà a camminare su Electric Lane. E dopo di te molti altri passanti incontreranno il suo sguardo. Perché Brixton non è più com’era fino ai primi anni Novanta, uno di quei posti in cui avere paura se non sei nato e cresciuto lì. E’ un quartiere che nel tempo è cambiato. Come sono cambiati i valori. Perfino il senso della rivolta. ‘With your hands on your head or on the trigger of your gun’.

3 Responses to Le pistole di Brixton

  1. Will

    2 March 2012 at 11:33

    Ma negli anni ottanta Bowie non abitava più a Brixton da decenni e non era certo giovane, è del ’47…

  2. Carlotta Comparetti

    2 March 2012 at 15:42

    Bowie non ci abitava più ma ci era nato e ci tornava…guai a dire ai Brixtoniani che non è così! Però si, in effetti negli anni Ottanta aveva poco più di trent’anni, un piede nella fossa insomma!

  3. ninni

    4 March 2012 at 12:41

    … quindi a 30 anni siamo già spacciati?? :-O ma non ho neanche un lavoro ancora!!!!!!!!!!!!
    Nuoto in un mare di incertezze… forse oggi la vechia Brixton si rintraccia un pò in tutto il mondo! Che tristezza!