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Il colonnello nel suo labirinto

5 March 2012versione stampabile

Quando settimana scorsa Raul Castro ha ricevuto all’aeroporto militare dell’Avana Hugo Chavez, forse si stava voltando una pagina della storia recente del Venezuela e dell’America Latina. Raul ha assunto il potere nel luglio 2006 quando suo fratello maggiore Fidel era stato ricoverato per un intervento chirurgico dai contorni ignoti. Il fatto è che, per logica politica o dinastica, la rivoluzione cubana aveva un erede (almeno temporale) per il Comandante. Il Venezuela di Chavez no, ed è questo il punto che viene maggiormente criticato da alcuni settori interni al chavismo. Com’è possibile che, per la seconda volta, Chavez si rechi all’estero per sottomettersi a un intervento chirurgico delicato (e questa volta di più) senza delegare il potere nemmeno al suo vicepresidente, come almeno l’etichetta istituzionale suggerirebbe. Semplice, non si fida di nessuno. Le elezioni presidenziali del 7 ottobre incombono, e fermo restando che potrebbe vincerle, la sua salute molto probabilmente impedirà la sua candidatura oppure, nel caso si candidi lo stesso, l’andare avanti a lungo. Henrique Capriles, il centrista governatore della provincia di Miranda e candidato unico dell’opposizione, potrebbe trovarsi un regalo inaspettato, anche se tragico, prima di ottobre: l’impossibilità di Chavez a ricandidarsi. Il politologo chavista Nicmer Evans dichiara che bisogna essere preparati a tutto, ma che “ogni volta che il Presidente sta male, la rivoluzione trema perché non sarebbe in grado di rimanere orfana. Questa dipendenza, per un processo rivoluzionario è un errore fatale”. Per Evans bisogna individuare un leader emergente tra i quadri del partito al governo, posizione che viene qualificata come “tradimento” da parte dei settori più vicini a Chavez. Per molti analisti, l’errore di Chavez è stato quello di “non costruire un vero partito”. I sondaggi demoscopici dicono che se alle elezioni di ottobre non sarà candidato Chavez, ma un altro chavista, quest’ultimo difficilmente prenderà più del 45% dei voti, e quindi rischia seriamente di perdere. Per questo suggeriscono di trovare un outsider accettato da tutte le correnti interni che si ponga come unico obiettivo consolidare quanto ha fatto il chavismo. Una figura con queste caratteristiche però non esiste e tutti i possibili candidati hanno un handicap, chi non è gradito ai militari, chi invece non ha un consenso interno al partito. Il non gradimento dei militari ad esempio non è roba da poco: coccolati e arricchiti, oltre che accontentati con le migliori armi da Chavez in questi anni hanno co-governato. Come si comporterebbero con un altro presidente dopo il decennio bolivariano?.

Il Venezuela ancora impreparato per il dopo-Chavez presenta gli stessi problemi che si sono già visti nel Nicaragua Sandinista e che purtroppo si stanno verificando nel tramonto dei fratellI Castro a Cuba: le rivoluzioni latinoamericane sono tutte state contaminate dal personalismo e dal populismo e difficilmente sopravvivono ai loro promotori.

In Venezuela ora è giunto il momento della verità.