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8 marzo. La battaglia delle donne

6 March 2012versione stampabile

Ci sono vite che sembrano uscite da un romanzo. Quella di Micaela Feldman, detta Mika, è stata riscoperta grazie a un romanzo. E non sorprende che Elsa Osorio abbia impiegato vent’anni per ricomporne le tracce: da Entre Ríos, una colonia ebraica fondata da esuli russi in Argentina dove è nata nel 1902, alla Patagonia dove negli anni Venti si è trasferita col suo compagno Hipòlito Etchebéhère per educare a una “coscienza di classe” i minatori. E poi Parigi e Berlino dove, alla vigilia dell’ascesa del nazismo, “la speranza e l’eccitazione di scrivere il futuro dell’umanità era ancora viva”. Nel 1936, inseguendo le rivoluzioni e le grandi utopie che hanno sconvolto il Novecento, la ritroviamo in Spagna, a capo dei miliziani nella Guerra civile contro il franchismo. E ancora, coi capelli grigi, fra i partecipanti del maggio francese, comunista allergica agli apparati, amante della dissidenza, amica di Sartre, Breton, Cortàzar e Copi.

Una vita leggendaria, da romanzo appunto. Ma se la prima sorpresa è che nessuno ci avesse pensato prima a scriverla, subito ne seguono altre. Complice la narrazione che scorre a frammenti, come i ricordi e sfuggendo alle regole del genere romanzesco e all’incalzare della trama lascia spazio alla riflessione di oggi.

Primo: il sogno europeo. “Ci capivamo mescolando il francese e il tedesco, sfumavamo di tanto in tanto con frasi in spagnolo”: in ogni paese dove Mika si spostava, il primo posto dove andava era la sede del partito comunista, dove c’era la scuola per impararne la lingua. Non è questo che avrebbe dovuto realmente significare il superamento delle barriere?

Secondo: il cannibalismo suicida della sinistra. Servirebbe un glossario finale per orientarsi nelle tante sigle in cui già allora era diviso il partito comunista: “Se uniamo le voci socialiste e comuniste pareggiamo i nazisti” (Berlino, 6 novembre 1932). Vi ricorda qualche cosa?

Terzo: le donne. Il libro è pieno di donne: nelle riunioni, nelle riviste, sui campi di battaglia, a organizzare scioperi nelle carceri, sulle barricate. “Dammi il tuo affetto e insieme rifaremo il mondo” scrive in una lettera Hipòlito Etchebéhère a Mika. Che effetto farebbe oggi una simile dichiarazione d’amor.

La miliziana di Elsa Osorio (Guanda, 250 pagina, 18,50)

One Response to 8 marzo. La battaglia delle donne

  1. Arianna

    6 March 2012 at 21:22

    Bello! Grazie del consiglio!