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La vittoria di Putin vista dalla Cecenia

6 March 2012versione stampabile

Enrico Piovesana

In Cecenia, repubblica ribelle sanguinosamente riconquistata da Mosca con nel corso di due guerre e ancora oggi teatro di scontri armati tra truppe russe e guerriglieri separatisti islamici, le elezioni presidenziali di domenica hanno assunto i torni della farsa.

Il giovane presidente-padrone della Cecenia Ramzan Kadyrov, fedelissimo di Putin, ha gestito il voto senza risparmiarsi, organizzando flotte di pulmini (molti con le insegne della filiale cecena della Gazprom da lui controllata) che per tutto il giorno hanno scarrozzato elettori tra un seggio e l’altro.

Il voto multiplo e altri irregolarità hanno dato luogo a risultati assurdi, come il dato d’affluenza del 107 per cento riportato dal New York Times in un seggio di Grozny, il n. 451. A livello nazionale ceceno l’affluenza è stata del 99,59 per cento, e i voti per Putin sono stati il 99, 82 per cento.

Nulla di sorprendente, tutto sommato. A differenza di un altro fatto verificatosi in Cecenia in occasione di queste elezioni: il sorprendente schieramento politico della guerriglia jihadista cecena a sostegno dei movimenti democratici russi anti-Putin.

I barbuti mujaheddin integralisti di Dokka Umarov, considerati la ramificazione di Al-Qaeda nel Caucaso e responsabili di sanguinosi attentati terroristici a Mosca e in altre città russe, sono improvvisamente diventati strenui sostenitori dei democratici russi, condannando le irregolarità elettorali e la repressione delle manifestazioni pacifiche.

Il loro principale sito internet di informazione e propaganda, Kavkazcenter.com, solitamente traboccante di retorica jihadista e guerresca, in questi giorni sembra il sito di un think tank americano. La pagina di oggi è incentrata addirittura sulle dichiarazioni anti-Putin di McCain e Romney.

Una metamorfosi che riaccende vecchie polemiche su legami tra lo jihadismo ceceno e certi ambienti politici occidentali e russi ostili al potere dello Zar Putin.