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Niente da fare, Mitt

7 March 2012versione stampabile

Emanuele Bompan

Niente da fare, Mitt. Ha vinto di un soffio in Ohio (38% a 37% contro Santorum). Gli operai, i blue collar, in questo stato quasi tutti maschi e bianchi, tradizionalmente il profilo del repubblicano del Midwest, non ti vogliono. Nemmeno in virginia dove doveva stravincere è andata bene. Ron Paul, l’univo ad essere sulla scheda elettorale (Gingrich e Santorum erano stati esclusi), ha preso ben il 40% dei voti, mentre la campagna di Mitt si aspettava un plebiscito a cifre bulgare. 95% sussurrava qualcuno. Ha beccato solo il 60. «non ti vogliamo», pare suggerire il risultato.

In Alaska vince, ma così cosi, mentre va bene l’Idaho, uno stato che solitamente non conta nulla (ha solo 800 mila abitanti) e – ovviamente – il Massachusetts, dove risiede la meta dei traders americani repubblicani e dove è stato governatore in passato.

 

Sactorum saccheggia tre stati, incluso l’importante Tennessee. «Siamo ancora qua!» urla trionfante dal suo quartier generale in Ohio, la sera del super Martedì-. Dalla parte del popolo, ovviamente. Ci tiene Rick a dire che non è un fighetto di wall street come Mitt. «Lui è in hotel, noi siamo nella palestra di Teubenville (18 864 anime al confine orientale dell’Ohio, perse nel nulla e ricca di gas naturale, nda) e la mia “centrale di comando” è nella sala medica».

 

A Capitol Hill intanto l’establishment repubblicano si domanda: «che fare?». Nei pub e nei circoli intorno al Congresso staff, spin doctors e politici di ogni rango temono che la corsa si trasformi in una guerra di trincea lunga e logorante. “Dobbiamo stare tutti con Mitt”, “No con Rick”, sulla rete la base cerca di fare cerchio su uno dei due candidati, polarizzando ulteriormente la situazione.

«Benissimo, così sia», chiosano da Chicago gli uomini (della campagna elettorale) del Presidente. Fregandosi le mani.