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Wole Soyinka e il paradosso dei book store

8 March 2012versione stampabile

Il suo nome arriva come una necessità con la posta del mattino (sì, quella cartacea): Wole Soyinka. Quest’anno sarà lui, il “Black Orpheus” nigeriano, il protagonista del festival “Dedica” che si apre oggi 10 marzo a Pordenone e proseguirà fra letture, incontri, spettacoli teatrali e una mostra fotografica fino al 24 marzo.

Premio Nobel per la letteratura nel 1986, romanziere, poeta, drammaturgo, attivista, prigioniero, esiliato politico e molto altro ancora, Soyinka è un uomo che come la sua scrittura si scolpisce graffiante nella mente. Ricordo la prima volta che l’ho visto: avevo appena letto il suo “Aké. Gi anni dell’infanzia” e mi sorpresi che il bambino curioso, cresciuto in uno sperduto villaggio dal terreno ondulato e accidentato, fra gli spiriti del bosco e la canonica dove Dio faceva una piccola pausa per la messa del mattino, del pomeriggio e della sera, fosse lo stesso gigante nero, elegantemente dinoccolato e con la folta chioma di bianchi ricci leonini che vedevo davanti a me.

Voglio, devo rileggerlo. Niente da fare, nella mia biblioteca non lo trovo (Prestato? Smarrito fra i tanti traslochi? O semplicemente fuori posto?). Risoluta, esco per andare in libreria.

Libreria Feltrinelli, piazza Piemonte, Milano. Commesso: “Soyinka?”. Io: “Sì, il premio Nobel”. Commesso: “Come si scrive?”. Spelling. Ricerca al computer. Vuoto. Arriva una collega: “Soyinka? Mai sentito!”. Commesso: “Ma sì, quello che ha vinto il Nobel”. Nuova ricerca. Collega: “Non abbiamo nulla”. Io: “In nessuna Feltrinelli?”. Risposta: “No”.

Sconforto. Metropolitana. Piazza Moscova, libreria Utopia. Uno spazio piccolo, un solo libraio, uno dei pochi indipendenti sopravvissuti alle catene di book store con caffetteria. Sul banco delle novità, una fiammante copertina arancione: Soyinka, “Aké. Gli anni dell’infanzia”.  Tramortita dalla sorpresa, chiedo lumi: il libro è stato appena ripubblicato da Jaka Book. Ma se voglio può procurare anche altri titoli. Suggerisce “Sul far del giorno”, il seguito della sua autobiografia.

Il racconto del bambino di Aké, senza scarpe e con mille perché, interrotto con la fine della  seconda guerra mondiale, riparte dal 1998, anno in cui Soyinka torna in Nigeria dopo la fine della dittatura e si ritrova in quello che l’ “Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo” (Terra Nuova edizioni) definisce il paese dei paradossi: “all’ottavo posto fra i maggiori produttori di greggio, importa la quasi totalità del carburante di cui ha bisogno. Nonostante il Pil pro capite abbastanza elevato rispetto agli altri stati africani e il tasso di crescita del 7%, sette nigeriani su dieci vivono sotto la soglia della povertà, il 70% non ha accesso ai servizi sanitari, il 53% non ha acqua potabile e l’aspettativa di vita è di 45 anni”.

Parafrasando Soyinka, la libertà è una lotta, una conquista permanente. Anche in Occidente, anche in libreria, anche nell’informazione e nella cultura indipendente.

* Le foto fanno parte della mostra “Wole Soyinka and the rest of us” di Akintunde Akinleye, in esposizione dall l’11 marzo al 6 maggio a Pordenone, PArCo, Spazi Espositivi via Bertossi