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Le forze speciali britanniche non sono nuove ad operazioni mal riuscite

9 March 2012versione stampabile

Andrea Leoni

L’operazione fallita che mirava a liberare l’italiano Franco Lamolinara e l’inglese Cristopher Mc Manus in Nigeria è stata pilotata dal commando dello Special Boat Service, un’unità di forze speciali della Royal Navy inglese. Insieme alle SAS (Special air sevice) al SRR (Special reconnaissance regiment) al SFSG (Special forces support group) e al SFC (Special forces communicators) fanno parte del gruppo United Kingdom special forces.

Non è la prima missione in cui le forze britanniche non riescono nel loro intento e per verificare ciò non bisogna andare neanche troppo indietro nel tempo. Fu la SAS, insieme probabilmente a due funzionari dei servizi segreti del MI6, nell’ultima guerra in Libia a destare scalpore per una figuraccia clamorosa: otto membri del corpo operativo erano stati catturati dai ribelli libici che li avevano scambiati per mercenari. Il team britannico si era calato da un elicottero in una cascina di Bengasi senza avere il permesso dei comandanti ribelli: furono catturati con armi, esplosivi, cartine e passaporti falsi che avevano al seguito.  In questo caso l’ambasciatore britannico in Libia, Richard Northern, fu costretto a chiamare a uno dei capi ribelli per chiederne la liberazione e chiarire il “malinteso” (la telefonata fu trasmessa dalla televisione di Stato libica).

Sempre la SAS e i suoi metodi brutali fallirono insieme alla Gran Bretagna tutta nel 1951 con l’operazione malcondotta in Malesia contro lo “sviluppo della guerriglia filocomunista”. Il conflitto dimostrò di non aver portato a nessun risultato concreto, ne seguì il ritiro inglese nel 1967. In dubbio anche le recenti azioni in Afghanistan come espressamente affermò Najibullah Lafraie, ex ministro degli esteri afghano, sostenendo che le violente azioni delle forze speciali britanniche “favorirebbero l’instabilità”.

Più o meno erano gli stessi giorni di marzo del 1988 quando un’ altra operazione della SAS che doveva prevenire quello che sarebbe dovuto essere un attacco dei ribelli irlandesi dell’Irish Republican Army finì in tragedia. In circostanze parecchio strane i militari britannici uccisero i tre irlandesi Danny McCann, Seán Savage e Mairéad Farrell accusati di esser terroristi ma senza mai trovare gli esplosivi nella macchina sospetta. Le famiglie delle vittime appellatesi anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo trovarono riscontro rispetto alla violazione dell’articolo due della Convenzione da parte dei soldati britannici.