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L’Irlanda discute sulla pace fra gli scontri

12 March 2012versione stampabile

Andrea Leoni

Un sondaggio sul futuro del confine irlandese è inevitabile. Lo ha affermato il presidente dello Sinn Féin, Gerry Adams, che poi ha ricordato come il panorama politico nordirlandese sia completamente cambiato e come vi sia un sempre più crescente sostegno per l’unità dell’Irlanda. Ovviamente, tiene a ribadire Adams, il progetto andrà realizzato senza “violare i diritti” di nessuno: tolleranza ed uguaglianza i principi base su cui fondare lo Stato. Le dichiarazioni arrivano in risposta ai commenti del Segretario di stato britannico Owen Paterson che la scorsa settimana aveva sostenuto di non avere nessuna intenzione di proporre alcun sondaggio, almeno in questo momento, sull’unificazione dei territori. “È solo una questione di tempo” ha risposto a Paterson il leader dello Sinn Féin. Che in occasione del raduno del partito a Derry ha tenuto a contrattaccare, accusando il segretario di stato d’impedire la prosecuzione dell’inchiesta sull’omicidio di Pat Finucane (avvocato, difensore dei diritti umani) e di aver deciso in maniera “ingiusta” l’internamento di Marian Prince (la leader repubblicana accusata di supportare attività illegali).

Sempre lo Sinn Fèin, la scorsa settimana, aveva preso una decisione decisamente particolare che il Belfast Telegraph aveva salutato con entusiastici toni: “Un’altra pietra miliare è stata raggiunta nel panorama politico nordirlandese”. Così era stata data la notizia che un consigliere del partito repubblicano, Paul Maguire, si era opposto alla chiusura della stazione di Broughshane (nella contea di Antrim) della Psni (Police Service of Nortthen Ireland), la polizia nordirlandese.  “Non solo può servire come base per la Psni ma anche per altre agenzie statali e organizzazioni comunitarie”, ha detto Maguire: “È la prima volta che un membro dello Sinn Fein si oppone alla chiusura di una stazione di polizia”. Molti infatti sono i repubblicani che (non a torto) accusano la nuova polizia di non aver abbandonato i brutali metodi operativi della Ruc (Royal Ulster Constabulary), la forza di polizia collusa con i paramilitari lealisti, famosa per gli episodi di violenza e le torture commesse; notizia delle ultime settimane erano le minacce di morte contro cittadini irlandesi che si fossero rifiutati di “collaborare”.

La cronaca nordirlandese però riporta notizie che smentiscono possibili pacificazioni tra le due fazioni. Nella zona est di Belfast venerdì sera è scoppiata l’ennesima bomba per mano lealista, che ha visto seguire i soliti inviti allo “stop della violenza” da parte dei vari partiti politici. La Parades Commission (organo responsabile delle autorizzazioni delle parate commemorative o meno del Nord Irlanda, come quelle che degenerano sempre in scontri il 12 luglio) invece ha permesso al gruppo lealista Cornmeen Rising Sons of William Flute Band di marciare per le vie di Armagh il prossimo 17 marzo, giorno di San Patrizio, festa nazionale in tutta l’isola simbolo della tradizione irlandese, non britannica. Una provocazione bella e buona.