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Cina, rimosso Bo Xilai, era un candidato alla leadership

15 March 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia

Poche, laconiche, righe, secondo costume. Così Xinhua, l’agenzia Nuova Cina, ha dato notizia della rimozione “per decisione del comitato centrale” di Bo Xilai, 62 anni, il controverso ma molto popolare segretario del Partito comunista di Chongqing, metropoli della Cina centro-meridionale.
Poche ore dopo, l’agenzia ha comunicato anche la caduta di Wang Lijun, il superpoliziotto ed ex vicesindaco della stessa città cinese, l’uomo che con la sua fuga misteriosa ha messo in cattiva luce Bo.
Bo era uno dei candidati ad un posto nel massimo organo del Partito e dello Stato cinesi, il Comitato Permanente dell’ Ufficio Politico (Cpup). Sette dei nove nove membri del Cpup verranno sostituiti nel 18esimo Congresso del Partito, che si terrà nel prossimo autunno e che sancirà il passaggio dei poteri alla nuova generazione di dirigenti comunisti. Lui si era autocandidato al vertice, esponendosi in maniera decisamente non ortodossa.

Ieri, il premier Wen Jiabao aveva apertamente criticato “la dirigenza del Partito di Chongqing”: con il senno di poi, un chiaro annuncio della decisione dei vertici comunisti di liberarsi di Bo Xilai.
Xinhua non fornisce dettagli e si limita a comunicare che il posto di segretario del Partito di Chongqing viene assunto da Zhang Dejiang, vice Primo ministro ed esponente dell’ ala riformista del Pcc.
Bo è invece un “populista”. Si era conquistato una vasta popolarità a Chongqing e nel resto della Cina con la sua battaglia contro la criminalità organizzata e con il rilancio della cosiddetta “cultura rossa”, che riprende slogan e canti maoisti.

Il “modello Chongqing”, la gestione con pugno di ferro ma “armoniosa” e tutto sommato egualitarista di una metropoli diffusa da 30 milioni di abitanti, era spesso contrapposto dagli osservatori di cose cinesi al “modello Guangdong” incarnato da Wang Yang, segretario del Partito nella metropoli meridionale famosa per la sua produzione industriale. Quest’ultimo è considerato un riformista, aperto all’innovazione economica e istituzionale, e ha di recente incassato il plauso di Pechino per la soluzione non cruenta del conflitto di Wukan, che vedeva contrapposta l’intera popolazione di una cittadina della provincia alle autorità locali. Dopo la rimozione dei funzionari, a Wukan si è di recente svolto un esperimento di elezioni democratiche.
Oggi, la fine politica di Bo Xilai potrebbe rappresentare un segnale forte: la scelta di una linea cautamente riformista, noi diremmo “liberal” (ma è sbagliato guardare alla Cina con lenti occidentali), per la Cina del futuro.

La caduta in disgrazia fa seguito a una vicenda ancora parzialmente misteriosa che ha come protagonista Wang Lijun, principale ex-collaboratore di Bo.
A inizio febbraio, a sorpresa, Wang si era rifugiato nel Consolato americano di Chengdu, quello più vicino a Chongqing. Dopo alcune ore era uscito ed era stato preso in consegna dai corpi speciali inviati appositamente da Pechino, che l’hanno sottratto alla stessa polizia di Chongqing.  Secondo i rumors che si inseguono su Internet, Wang, ex-alto funzionario di polizia, avrebbe svelato episodi di corruzione nei quali Bo Xilai sarebbe coinvolto.
Nuova Cina comunica che il comitato centrale ha agito “secondo le regole” e ha nominato He Ting, vice governatore e capo della polizia della provincia del Qinghai, al posto di Wang.