home » blog » La crisi e le librerie

La crisi e le librerie

15 March 2012versione stampabile

Inaugura oggi, 15 marzo, un’iniziativa cui vogliamo subito aderire. “Andare in libreria è…”. Un concorso, ma soprattutto un’occasione per riflettere sulla situazione delle librerie italiane, messe in ginocchio dalla crisi, dalla concorrenza delle grandi catene librarie, insieme al sempre più diffuso commercio digitale.

In questo contesto di generale difficoltà del mercato librario che nell’indifferenza generale porta al rischio di chiusura di molte librerie indipendenti, la casa editrice Marcos y Marcos lancia una sfida:

Inventa uno slogan che inizia con ‘Andare in libreria…’
e consegnalo ai tuoi librai, oppure invialo via e-mail a:
andareinlibreria@marcosymarcos.com
entro il 23 aprile 2012”.

Una giuria formata da Massimo Cirri, Lella Costa e Annamaria Testa sceglierà le quattro frasi slogan migliori. I quattro autori finalisti si sfideranno con un Elogio della libreria il più creativo possibile al Salone del Libro di Torino 2012. Il supervincitore si aggiudica una bicicletta”.

La partecipazione è aperta nelle circa 200 librerie partecipanti in tutt’Italia, (l’elenco è visibile sul sito: www.marcosymarcos.com) e nelle librerie che hanno aderito, i lettori troveranno fino a esaurimento in omaggio 10mila quadernini realizzati appositamente dalle cartiere Fabriano per l’iniziativa”.

I motivi per aderiresono diversi. Dall’ossessione per il feticcio libro, al piacere di gironzolare fra pile di volumi, dal bisogno di mostrare la propria erudizione a quello di farsi consigliare un titolo.

Il nostro è “Andare in libreria è… PARTECIPAZIONE”

 

 

7 Responses to La crisi e le librerie

  1. Marco T

    15 March 2012 at 17:25

    Andare in libreria è… UNA PERDITA DI TEMPO.

    Da studente sono davvero arrabbiato per la decisione del governo di porre un tetto agli sconti online al 15% anche per i libri di testo (Legge Levi*). Tutto per salvaguardare interessi di privati cittadini. Come se imponessero un prezzo minimo al gelato industriale per salvaguardare gli interessi dei gelatieri. Tutto in nome di una fantomatica cultura. ma quale cultura? Quella di far pagare i libri più cari agli studenti già tartassati dalle tasse, dal costo dei trasporti e da una prospettiva nel futuro pari a zero?
    Abbasso le librerie. W il commercio online (maggiore scelta e se i libri voglio vederli prima di acquistarli posso sfogliarli on-line oppure andare in biblioteca)
    Abbasso gli stupidi politicanti protettori di interessi di parte.

    *)http://www.corriere.it/cultura/11_settembre_01/sconti-libri-legge-levi_ca86c2a4-d468-11e0-b70d-4333dfe15096.shtml

    • alessandra

      15 March 2012 at 22:49

      Hai ragione, la legge Levi fortemente voluta dai librai indipendenti per contrastare la politica dei prezzi al ribasso della grande distribuzione, ha dei limiti e delle ripercussioni sui lettori. Le piccole librerie (e i piccoli editori) dovrebbero fare la loro battaglia non sui prezzi (imposti) ma sulla qualità delle proposte e dei servizi. Ma in nome di questo, saremmo disposti a veder chiudere le librerie delle nostre città? Perché di questo si tratta: chi vende libri (solo libri, non cartoleria o gadget), fatica a stare sul mercato. Siamo sicuri di voler delegare solo alle grandi catene la distrubuzione e la vendita dei libri, che necessariamente per una logica di profitto saranno i best seller? L’alternativa – dici tu – è l’on line. Io sono una fan dell’ebook: è comodo, veloce, parzialmente economico (non tanto in realtà). Ma presuppone che uno sappia già cosa vuole. Presuppone che il libraio sia un semplice venditore, non un mediatore di cultura, una persona con cui possiamo affidarci o confrontarci. E così, ti assicuro, per la mia esperienza non è!

  2. patty

    15 March 2012 at 22:17

    Con un filo in più di fantomatica cultura magari impareresti a scrivere: si dice gelatai non gelatieri

  3. bigly

    18 March 2012 at 18:36

    Si hai ragione, si dice gelatai, ma al di là di correzioni da maestrina, ciò che dice Marco T è condivisibile.
    Ricordiamoci che il governo Zapatero, appena insediato, ha diminuito l’iva su libri e materiale audio visivo. L’ha argomentata con la necessità che le idee girassero e potessero essere lette e viste da più persone possibile.
    Noi invece facciamo la cosa più becera possibile, invece di incentivare la qualità e la diversificazione dell’offerta culturale, diciamo solo che non ci deve essere troppa concorrenza, che è meglio che tutti soppravvivano a scapito di tutti e di tutto. Questo non è il modo nel quale un paese può crescere.

  4. bigly

    18 March 2012 at 20:15

    Scusa per il soppravvivano, non sono acculturato ma so che si scrive sopravvivano

  5. alessandra

    19 March 2012 at 14:03

    IVA: ecco il punto dolente e mi rivolgo a Marco che parla di editoria on line. Sugli ebook l’Iva è al 20% (invece del 4% dei libri cartacei): per questo in Italia hanno ancora prezzi molto alti, non particolarmente concorrenziali. Ma tutta questa questione non riguarda la libreria, come spazio fisico, libero, dove a me piace passeggiare anche se non ho nulla da acquistare, quando sono in anticipo, quando mi voglio riscaldare o rinfrescare, quando ho bisogno di un ristoro. Lì nessuno ti chiede niente, nessuno ti obbliga a comprare, o ti dice cosa guardare.

  6. massimo

    20 March 2012 at 09:46

    mi auguro che marco sia un venditore on line o meglio per lui un dipendente pubblico. poi dovrebbe notare che i prezzi dei libri grazie alla legge levi stanno calando. Gli ricordo anche che il prezzo del gelato è libero, ognuno lo vende al prezzo che vuole (esiste un prezzo consigliato a volte). qUindi anziche comprare sconti, guarda un pochino qual’è il prezzo finale. oppure, togliamo il prezzo di copertina ed ognuno decide il suo prezzo.