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17 Ragazze

16 March 2012versione stampabile

Restare incinta da adolescente, una sciagura! Ma un film come Juno, qualche anno fa aveva contraddetto il buon senso comune, raccontando la storia di una minorenne decisa a portare a termine la gravidanza, frutto di un rapporto non protetto con un compagno di scuola. Ora una simile avventura viene raccontata in 17 ragazze, film corale diretto a quattro mani e che moltiplica la gestazione per diciassette. Un caso in Francia, che promette bene anche in Italia dopo la vittoria di un premio importante al Torino Film Festival. Le registe Delphine e Muriel Coulin sono sorelle, hanno diretto solo cortometraggi pur avendo lavorato con registi come Louis Malle, Aki Kaurismaki e Krzystof Kieslowski. Come spesso accade ai fratelli di pellicola, una è più brava a scrivere, l’altra a dirigere. Non a casa il loro primo lungometraggio è stato finanaziato da Denys Freyd, storico produttore dei fratelli Dardenne. Il film si svolge a Lorient, una piccola città francese sull’Atlantico.

Un centro operaio, distrutto durante la seconda guerra mondiale e ricostruito con grandi speranze avveniristiche negli anni ’50. Nell’epoca d’oro la cittadina veniva soprannominata L’Orient, quando le navi partivano per tutto il mondo. Oggi, invece, il luogo risente della crisi senza potere offrire sbocchi per le nuove generazioni. E’ in questo contesto che si colloca la storia, vera, delle diciassette adolescenti che quasi contemporaneamente decidono di restare incinte, persino pagando qualche coetaneo per farsi aiutare nell’opera. Un gesto di ribellione, sembrerebbe, per sfuggire alla noia e alla routine scolastica. Ma non è solo questo. L’amicizia di queste ragazze, che si fondava su lunghi pomeriggi passati a spettegolare su compagni e professori o frequentando feste da ballo e alcool, piano piano si trasforma nella ricerca di una nuova responsabilità adulta.

Nei pomeriggi insieme a casa di una o dell’altra, i discorsi si concentrano sulla cura di un altro essere e sul senso di diventare madri, quando si è ancora immerse nello stato di figlie. Lo sguardo delle due registe è tenero, fino ad un certo punto. Finchè qualcosa si rompe, nell’ingenua quotidianità delle diciassette fanciulle, evidentemente non ancora pronte per una decisione così complicata, che più che un atto di ribellione o di una ricerca di attenzione sembra più una disperata fuga dalla realtà.