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America latina, il dilemma nucleare

16 March 2012versione stampabile

A.G.

Nucleare sì, nucleare no. Il tema, caldo, è d’attualità in ogni angolo del pianeta, soprattutto dopo i tragici avvenimenti di Fukushima (Giappone).

Nel continente americano questo argomento è all’ordine del giorno, con non poche diversità fra i vari stati che lo compongono.

Argentina, Brasile e Messico sono favorevoli all’energia prodotta dalle centrali nucleari. Sono anche gli unici stati che fino a oggi hanno a disposizione nel loro territorio generatori atomici e progetti per ampliarli e costruirne di nuovi.

Fatto che non piace ai leader di altre nazioni come Bolivia, Venezuela e Perù, che dopo l’incidete alle centrali giapponesi hanno formalmente desistito dal fare piani per sviluppare centrali nucleari. Anche il Cile, Paese molto industrializzato, ha pensato alla possibilità di creare energia dal nucleare ma per il momento sta mantenendo una posizione abbastanza ambigua.

I dati sono espressione di uno studio pubblicato dalla rivista Nueva Sociedad che ha anche analizzato le dimensioni mondiali della protesta antinucleare: ampie in Europa, minori ma presenti, in America latina.

Solo il 2 per cento dell’energia elettrica prodotta in America latina, però, deriva dalle centrali nucleari.

In Argentina, ad esempio, l’energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari, la prima nata nel 1974, la seconda dieci anni più tardi e la terza negli anni Novanta dopo una serie di vicende poco chiare, non supera il 6 percento del fabbisogno nazionale.

Il Brasile invece, ottiene meno del 2 per cento dell’energia nazionale dai suoi due impianti di Angra costruiti fra il 1982 e il 2000. Il terzo impianto verrà terminato entro il 2015 e allo studio ci sono già altri due strutture, come deciso dall’amministrazione di Brasilia.

I progetti per le nuove centrali, secondo quanto dichiarato dal presidente brasiliano Dilma Roussef, sono stati realizzati tenendo conto di possibili problemi causati da movimenti tellurici, proprio per evitare di causare disastri come avvenuto a Fukushima.

Il terzo paese che produce energia elettrica dalle centrali nucleari è il Messico. Poco meno del 2,5 per cento della sua energia prodotta grazie a queste strutture, due impianti nati fra il 1990 e il 1995 nei pressi di Veracruz. La commissione federale per l’energia elettrica ha fatto sapere che intende portare la produzione di energia elettrica al 10 per cento entro il 2024 in modo da ridurre sensibilmente la sua dipendenza dall’estero per ciò che riguarda gli idrocarburi.
In Messico, però, il movimento antinucleare è molto forte e organizzato e sta criticando ferocemente la mancanza di piani atti a difendere la popolazione nel caso di incidente.

2 Responses to America latina, il dilemma nucleare

  1. Michele

    16 March 2012 at 09:16

    Ma possibile che non si impari nulla dagli errori del passato? Fukushima non ha insegnato nulla?

  2. Armando

    16 March 2012 at 10:28

    La Centrale più vecchia fu costruita nel 1974 dall’Italimpianti, in collaborazione con i canadesi, non ha mai subito nè danni nè provocato incidenti fortunatamente.
    Funziona ancora ed è manutenuta sempre da ditte italiane. Chi lo avrebbe mai detto?