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Brasile fa causa a Chevron

19 March 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Il Brasile fa causa a diciassette esponenti della direzione esecutiva dell’impresa petrolifera statunitense Chevron e a Transocean, la società che ha la concessione per perforare. La ragione? L’ennesima perdita di crudo nei mari brasiliani.

La Capitaneria di porto di Rio de Janeiro ha identificato una macchia di un chilometro nel campo Frade, giacimento Bacia de Campos, nella medesima area dov’era apparsa un’altra perdita sempre la scorsa settimana. Si trova a 130 chilometri dalla costa e a solo tre dal pozzo dal quale lo scorso novembre fuoriuscì una grossa quantità di crudo, che costrinse Brasilia a imporre l’interruzione dell’intera produzione, poi ripresa. Con il divieto, però, di non scavare altri pozzi.

Adesso, i tecnici della Marina, dell’Agenzia nazionale del petrolio (Anp) e dell’Istituto brasiliano del Medio Ambiente e delle Risorse naturali rinnovabili stanno monitorando la zona ed è stato proibito ai dirigenti della petroliera di abbandonare il paese fino al termine delle indagini. Il tutto mentre Chevron rimanda ogni commento al momento in cui riceverà la notifica ufficiale dell’azione legale.

Le nuove accuse per crimini ambientali vanno a sommarsi al processo multimilionario in corso per la fuoriuscita di novembre: oltre tremila barili si riversarono in mare, a 370 chilometri dalla costa di Rio de Janeiro. E anche stavolta, come misura precauzionale, la Chevron ha chiesto all’ANP la sospensione delle proprie operazioni, assicurando che realizzerà nuovi studi tecnici per capire meglio la struttura geologica del suolo che va perforando. Un gesto di buona volontà a testimoniare l’importanza che quel campo è davvero prezioso per Chevron: è il più grande del Brasile e produce circa 60mila barili di crudo al giorno.