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Tolosa. I bambini, il padre, la scuola, l’assassino, e noi

19 March 2012versione stampabile

Dei bambini ammazzati davanti alla scuola, il loro padre professore anche, quindi un altro bambino ucciso nel cortile della scuola, un ragazzo ferito tra la vita e la morte. La scuola Ozar Hatorah. Dei bambini ebrei, il padre ebreo. Un assassino che arriva verso le otto del mattino, parcheggia la motoretta, estrae un’arma e spara a bruciapelo, quindi entra nel cortile, l’arma s’inceppa, ne estrae una seconda e spara a bruciapelo uccidendo il terzo bambino. Tre anni, sei anni, otto anni (o dieci, secondo le fonti, al momento in cui scrivo ancora incerte) di vita stroncati dalle pallottole calibro 9 e 11.43, un vecchio calibro da guerra.

La sequenza è impressionante per crudeltà, la sequenza è impressionante per la precisione matematica dei colpi e dei movimenti dell’assassino. Nella civile Tolosa, nel cuore della civile Francia. Si fa fatica a parlarne. Lo stesso Sarkozy arrivato in mattinata appare, è, sconvolto. Il crimine è voracemente al di là di ciò che si poteva immaginare. Bambini ammazzati, sparati in testa, così avevamo sentito che accadeva nei lager nazisti, e da poche altre parti. Adriano Sofri raccontò di Sarajevo assediata dove gli sniper, i cecchini, scommettevano su chi era più bravo proprio sparando sui bambini, bersagli piccoli e veloci, perciò più difficili, e chi li centrava aveva un premio. Ma là c’era una guerra sanguinosa, che non giustifica niente ma insegna ad ammazzare, ma là li sparavano da lontano non come stamattina a Tolosa guardandoli in faccia, vedendoli l’assassino a pochi metri se non centimetri da sé. Nel cuore della civile Europa, o l’Europa sta diventando molto incivile, con la convivenza civile sempre più fragile, piena di faglie, aspra fino la violenza incivile.

Non a caso tutti sperano, speriamo, di incontrare un folle, di ributtare nella follia tanta crudeltà e ferocia. Ma sembra difficile. Non più tardi di qualche giorno fa nella stessa zona, con modalità abbastanza simili e sempre con un calibro 11.43, sono stati uccisi tre soldati paracadutisti, due di origine maghrebina e di fede mussulmana, uno antillese. Intanto tutte le scuole ebraiche e coraniche sono poste sotto stretta sorveglianza, intanto cinquanta ufficiali di Polizia Giudiziaria, la crema degli investigatori, cercano di capirci qualcosa, intanto domani ci sarà un minuto di silenzio in tutte le scuole, intanto tutti i candidati alla Presidenza della Repubblica hanno sospeso la campagna in segno di lutto, intanto nessuno tenta nemmeno alla lontana di strumentalizzare un evento così drammatico, e vorrei ben vedere, intanto l’onda di dolore e tristezza si propaga dalle famiglie direttamente colpite alle altre della scuola, alla città di Tolosa, alla Francia intiera e a tutt’Europa chiamata a interrogarsi.

Non molto tempo fa un giovane in Norvegia uccise per odio ideologico molti altri giovani di fede socialista. Sono le punte di un Iceberg questi omicidi determinati contro innocenti. Un iceberg che potrebbe affondarci tutti, noi che crediamo di starcene sicuri sul ponte della grande nave illuminata, coi nostri telefonini computer GPS e tutte le altre forme di controllo della realtà che dovrebbero darci sicurezza. L’odio per razza e/o ideologia e/o religione sta pervadendo per mille rivoli che scorrono invisibili sotto i marciapiedi e le strade delle nostre città, pronto a eruttare come un geyser alla prima fenditura?

Comunque sia nessuno può starsene tranquillo in poltrona, immerso nella sua illusione delle magnifiche sorti e progressive del capitalismo e della civiltà europea, neppure il più avido dei finanzieri, neppure il più dinamico degli imprenditori, neppure il più ottuso dei conservatori, neppure il più furibondo dei reazionari, neppure il più stolido dei progressisti. Da questo punto di vista la politica, la scienza della polis nella convivenza civile, diventa necessaria, non tanto per la solidarietà con chi è stato così duramente colpito e nemmeno per dirci al riparo alzando magari muri, neppure i muri della nostra buona coscienza, bensì perché senza polis rischia di dilagare la dinamica dell’homo homini lupus presentandosi a ogni angolo delle nostre strade, in ogni corridoio delle nostre case, persino insinuarsi nelle nostre menti invadendo le volute del nostro cervello. In Francia, e in Europa, i reati venati di razzismo sono in continuo aumento, vanno dalle esclusioni alle aggressioni, dai cori negli stadi agli insulti nelle scuole.

Non c’è una relazione lineare che dallo sputo a un nero o a un rom o a un ebreo porta fino all’omicidio dei bambini, però cominciamo a impedire lo sputo, a ribellarci all’insulto e/o all’umiliazione inflitta a un essere umano, magari in una bottega o per strada, non facciamo più finta di niente per quieto vivere, perché il quieto vivere non c’è più, oppure spesso nasconde orribili voglie e desideri e pulsioni di sopraffazione e cancellazione di chi non ci aggrada, dell’altro, lo straniero che diventa nemico. Ci furono tempi di ferro e di fuoco, di campi e stermini in Europa, la seconda guerra mondiale finì con una parola d’ordine, un imperativo categorico: mai più Auschwitz mai più guerra. E’ ora di ripeterlo a voce alta, tutti insieme: mai più Auschwitz mai più guerra. Su questo si fonda la comune Europa. Un paese dove nessuno deve essere straniero. Non per retorica ma nella pratica quotidiana di ogni cittadino. Di destra o di sinistra che sia.

One Response to Tolosa. I bambini, il padre, la scuola, l’assassino, e noi

  1. alessandra

    20 March 2012 at 10:50

    Domani, un minuto di silenzio in TUTTE le scuole d’Europa.L’integrazione si impara da bambini e dai bambini.