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Le ragazze velate di Sesto

20 March 2012versione stampabile


Domenica scorsa in quel di Sesto (S. Giovanni, ex Stalingrado d’Italia, direbbe un cronista senza fantasia).
Una stanza molto grande, festoni, palloncini, il tavolo dei dolci con i piatti di carta, look della sala un po’ da festa dei bambini, di quelle in cui si invita il mago e i bambini fanno oh e quando i palloncini scoppiano i più piccoli si mettono a piangere.
A fare la differenza una passerella, un po’ casereccia anche quella, e non tanto lunga. Eppure percorsa con entusiasmo, sorrisi e grazia incantevoli da una decina di giovani donne e pure da qualche bambina. Tutte abbigliate – ed è, che se ne sappia, la prima volta che accade – da bellissimi abiti della tradizione islamica, declinata a seconda delle nazionalità: turca, marocchina, egiziana, araba.

In sala mamme simpatiche e matronali cui era stato saccheggiato il guardaroba da figlie intraprendenti, donne italiane che all’orecchio si dicevano che, insomma ,“loro” si curano di più di noi e mostravano, ironiche e rassegnate, mocassini comodi e rasoterra, mettendoli al confronto con i tacchi clamorosi su cui si inerpicavano le modelle per una sera. Intorno altre ragazze, tutte ma proprio tutte, velate nelle più svariate fogge che il velo può avere: foulard di seta, veli neri o bianchi, stretti intorno ai capelli a creare un nodo sulla nuca o drappeggiati sulle spalle. Intanto in passerella tripudio: stoffe cangianti, strass, lamè, caftani ricamati , tuniche smilze nere e turchesi su pantaloni ampi, sontuosi abiti da sposa e una spigliatissima e altrettanto bella fanciulla a introdurre, spiegare e scherzare. <Si parla sempre delle musulmane descrivendole come sottomesse ed ignoranti e sono poche le volte in cui viene dato spazio alla donna musulmana di parlare di se stessa e delle proprie scelte. Le ragazze musulmane milanesi hanno pensato a un modo innovativo di parlare di se stesse…> diceva l’invito a questa inedita sfilata. Che è finita con una signora italiana che ha annunciato che comprerà il vestito per la festa dei suoi 50 anni nel negozio di vestiti islamici, perché hanno un qualcosa in più, un “valore aggiunto” ha detto e non ha saputo spiegare cos’è, ma tutte hanno capito e applaudito, mentre le più volenterose facevano la fila per provare vestiti e veli e capire “l’effetto che fa”.

Certo ci si può chiedere perchè, oggi, anno 2012 e in emigrazione, c’è ancora ( o forse di nuovo) voglia di velarsi (e la risposta probabile è che mescola moda, identità e tradizione e ,chissà, forse un po’ di sfida ai nostri pregiudizi) e qualcuna – tra le italiane – ha sospirato quando, alla fine della sfilata, una delle organizzatrici ha raccontato come e perché, nell’Islam, il corpo femminile vada coperto e tenuto al riparo. Ma le ragazze musulmane hanno centrato lo scopo: vivaci, belle ma non stereotipate, seduttive e modaiole quanto basta, restituivano un’immagine di sé che ha toccato qualche corda profonda e comune. In fondo, tornando a casa, in vetrina da Vergelio, c’erano le stesse decolletè di vernice, tacco 12 e plateau, con le quali _– intrepide – avevano sfilato. Ma ancora più in fondo erano la bellezza e l’orgoglio del femminile , mostrati da donne ad altre donne, a creare una stanza tutta per noi dove si stava proprio bene.

6 Responses to Le ragazze velate di Sesto

  1. Valeria

    20 March 2012 at 19:35

    i maschi fanno le regole, ma la femminilità VERA va in barba a tutto :)

    (da una parte la “regola” del coprirsi, dall’altra quello di essere il più nude possibile, e noi donne a cercare di trovare in questi confini la nostra immagine a misura e somiglianza di quella che gli uomini hanno di noi…
    le femministe (?) nostrane inorridiscono di fronte ai veli, io inorridisco di fronte alla guerra alla cellulite…il nostro burqa…)

  2. VIVIANA GUARALDO

    20 March 2012 at 19:48

    Quella signora prossima 50enne sono io e sono orgogliosa di aver deciso di cercare l’abito che indosserò per il 50esimo in un negozio di vestiti islamici, non che non sapessi spiegare cos’è quel valore aggiunto, credo che non servisse, era così implicito lì in quel momento, ma se fosse necessario aggiungere qualcosa allora direi che il valore aggiunto è fare un passo in più verso l’ accettazione dell’altro in tutto e per tutto, anche scegliendo di vestirsi secondo canoni diversi dai nostri, rispettando regole che non ci appartengono e provando ad accoglierle, comprenderle e condividerle… anche solo attraverso un abito. Una volontaria Emergency di Sesto S.G.

  3. Valeria 60

    20 March 2012 at 20:11

    Tutto bello, per carità.
    Ma se – puta caso – una di queste intraprendenti fanciulle velate, NON volesse velarsi, avrebbe la possibilità di farlo?
    Io ricordo delle bellissime ragazze iraniane, tantissimi anni fa (1973) in un collegio svizzero, durante l’estate: erano tutte musulmane e nessuna di loro era velata. NESSUNA.
    Se essere velate è una scelta, possibile che nessuna di quelle avesse scelto il velo, e nessuna di queste, oggi, scelga di stare a capo scoperto?

  4. Valentina

    20 March 2012 at 20:58

    @Valeria, le femministe, nostrane o no, inorridiscono di fronte all’imposizione del velo, oltre che alla guerra alla cellulite.

    • Valeria

      22 March 2012 at 17:34

      beh sì, è quello che ho detto….
      avevo in mente gli esempi di talk show dove donne occidentali disquisivano dell’ingiustizia del velo senza però preoccuparsi dei falsi problemi che assillano anche noi. poter esibire a nostro piacimento il corpo viene sbandierato come un vanto di libertà, senza rendersi bene conto che si arriva invece a un’esasperazione che, alla fine, ci conduce a essere nella stessa condizione di quelle donne che la mentalità comune vuole farci passare per “altre”.
      insomma, penso che noi donne, TUTTE noi donne, staremo bene quando saremo in equilibrio tra l’essere veline e velate :)

      (non è facile esprimere in chiare frasi quello che penso, perdonate le contorsioni!)

  5. laura

    21 March 2012 at 10:29

    io credo che le vere schiave sono quelle che seguono le mode e coloro che non rispettano il loro corpo mettendolo in mostra il più possibile e che badano alla cellulite o alla rughe e non hanno capito mai cosa vuol dire essere DONNA