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London Café si trasferisce a Berlino

20 March 2012versione stampabile

Sull’aereo c’è una classe di ventotto bambini inglesi scortati da sei maestri affaccendati a risolvere difficili combinazioni di posti a sedere. Le hostess cercano di fare da arbitri nelle loro chiassose contese per il lato-finestrino, la location perfetta da cui gustare il primo decollo della loro vita. Aspettano quel momento eccitati e terrorizzati insieme, e guardarli fa sorridere e pensare alla forza emotiva di ogni prima volta.

Il loro buonumore mi tiene compagnia nel viaggio verso casa, in «Sardinia!», come la chiamano con quelle vocine squillanti. In fondo anche per me la ragione di questo decollo è un po’ una “prima volta”, penso, mentre continuo a sfogliare il mio primo, vero contratto di lavoro. Di quelli che così non ne avevo visti mai. Le condizioni sono scritte chiare, nero su bianco, e dei prossimi sei mesi prevedono ogni dettaglio. Niente è lasciato al caso o a fastidiose sorprese. Nessun giro di parole poi, né strani cavilli. A corredarlo, piuttosto, un cordiale sollecito: «Aspettiamo impazienti di conoscere la tua decisione».

Un’anomalia nel sistema, penserei, se tutto questo mi stesse accadendo in Italia. Dove i contratti di lavoro, anziché il presupposto, sempre più spesso diventano l’utopica meta. Come un ingranaggio che si muove al contrario: prima offri il tuo lavoro e poi, se lo fai tanto e bene, ad un certo imprecisato punto, tra un giorno o tra un anno, forse, un contratto. Che nel frattempo aleggia come appiglio e ricatto. E anche quando dovesse arrivare, l’esasperazione è tale che da “contrattare” ci rimane ben poco.

Intanto torno a casa. In “Sardinia” appunto. Almeno per salutarci prima di lasciarci ancora, io e la mia terra. Dopo settimane trascorse in un limbo tedioso, a passare al setaccio offerte di lavoro, smaltare curriculum e lettere motivazionali. Un’operazione che può ripetersi fin dove arriva la perseveranza. E poi ti arrendi. Oppure arriva l’occasione che stavi sperando.

«Siamo interessati al tuo profilo e vorremmo fissare un colloquio». A cui ne è seguito un secondo ancora più accurato, prima del verdetto finale. «We look forward to working with you starting April 1». In cambio dovrò rinunciare a Londra. Alle sue giornate grigie, alla pioggerellina che smette non appena varchi la soglia di casa, alla volpe rossa che passeggia ad Hampstead di notte. Ai Café di Londra e al London Café. Almeno per un po’.

Così, dal primo aprile, ricomincio daccapo. O meglio, da Berlino. Sperando non sia solo un grande pesce. Nel frattempo “Bis bald!”. Che in tedesco vuol dire Arrivederci, credo!