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Fatevi una semplice domanda, ogni mattina

21 March 2012versione stampabile

Non c’è più deterrente. Un Articolo 18 riformato, così come piace a Mario Monti non piace a Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, rimasta sola a promettere battaglia e mobilitazioni. Adesso rien ne va plus, chiuso, stop, dice Monti, nessuno può porre il veto su un testo che riceve la ragionevolezza al ribasso di Emma Marcegaglia, fine mandato confindustriale, e di Cisl e di Uil che ancora una volta rompono l’unione sindacale, mettendo già le mani avanti (Bonanni, Cisl: adesso speriamo che la situazione non diventi tesa come in passato con Cgil).

Un intervento a gamba tesa dal Quirinale, con un monito alla vigilia, un accordo a Palazzo Chigi fra il presidente del consiglio e Bersani Alfano e Casini. Ma soprattutto il Pd – Enrico Letta supercontento – che molla la Cgil in mezzo al guado della triangolazione strategica lavoro/giustizia/Rai.

I modi garbati di Monti, ormai proverbiali, così apprezzati e fuorvianti: grazie a tutti dell’impegno, ma adesso si chiude, questo il testo, si verbalizza tutto, anche l’opposizione Cgil, e poi il Parlamento è sovrano. Specie quando hai già raggiunto l’accordo con una maggioranza solida in una trattativa evidentemente soddisfacente per tutti.

Il tecnico che non lo è mai stato, il politico che avanza e chissà forse anche in formazione pronta a uscire dal limbo della gestazione di Todi, dalla Cei del cardinal Bagnasco per una nuova balena senza nostalgie, qualche sfumatura moderna, ma pronta a rimettere in sella i propri uomini (peraltro in parte sostanziosa già al governo ora, belano come tecnici, ma sotto la pelliccia i denti sono aguzzi).

Il pericolo è nel vocabolario che si insinua nelle pieghe dell’educato tono che suona come celeste melodia dopo venti anni di becero insulto mediatico: chissà l’altro quale manfrina su comunisti e repertorio da baraccone si sarebbe inventato.

L’utile esercizio della memoria dovrebbe aiutare anche questa volta.

Basterebbe semplicemente chiedersi con quale legittimità un governo non votato, non rappresentanza di una volontà popolare, stia cambiando così radicalmente una parte della cultura sindacale della grande tradizione del paese. Quando la si ricorda piovono sempre le solite critiche: norme non moderne, non si è al passo con i tempi, si perdono opportunità e lo stesso Articolo 18 è attempato, o addirittura controproducente. O interessa una percentuale irrisoria.

Ma la forma è importante. On è solo l’Arti. 18 qui che è in questione. C’è molto di più. Non si cambia pelle a un Paese dall’oggi al domani – e non è sinonimo di efficienza – con mandato e legittimazione così breve. Una maggioranza che sostiene un governo solo perché non si è pronti ad andare a elezioni (la legge elettorale a proposito?) è quanto di meglio chiede l’autoritarismo di Bruxelles, là dove i centri di potere non conoscono legittimazione democratica.

 

Quando vi svegliate al mattino, basta una domanda. Ma chi lo ha votato questo governo? E su che programma elettorale?

 

ps. Astenersi perditempo sullo spread e rischio fallimento in stile Grecia, grazie

6 Responses to Fatevi una semplice domanda, ogni mattina

  1. chiccofratta

    21 March 2012 at 01:49

    Peggio se quando mi sveglio mi domando: Ma chi ho votato io?
    Sempre, tutte le elezionii, sempre un idea, sempre (o quasi) sconfitti ed all’opposizione, poi quando finalmente sembra possibile governare … scopro che non se la sentono,
    non vogliono governare perché il momento è tragico, difficile …
    “In questo momento rinunciamo a governare, un passo indietro(pure noi)” dicono “Per superare le attuali difficoltà è meglio che non andiamo alle elezioni, non le vinciamo, non veniamo eletti! Molto meglio mettere a governare il paese dei TECNICI, persone capaci di risolvere la crisi”.
    E noi no??? Un nuovo modo di pensare, di vivere, di rapportarsi, l’arte, la cultura, l’ambiente … dov’è finito tutto? Tutte cazzate? Tutte cazzate! Abbiamo “millantatamente” scherzato.
    Allora teniamoci i tecnici, il mio centro sinistra ammette di non essere capace a governare ed a risolvere la crisi, il centro destra lo ha ampiamente dimostrato con i fatti … teniamoci i tecnici, che non abbiamo votato.
    In fondo è così: se io sono malato e mi devo curare vado dal medico che mi cura, non vado a quello che non mi cura, “Magari torni quando starà bene … la curerò io” Ma se sto bene … che ci faccio con il medico?

  2. Carlo

    21 March 2012 at 10:10

    “Quando vi svegliate al mattino, basta una domanda. Ma chi lo ha votato questo governo? E su che programma elettorale?”

    Non è la domanda corretta.

    La domanda corretta è: “Ma chi lo ha votato questo parlamento?”

    E la risposta:”La maggioranza degli italiani.”

    PURTROPPO.

  3. Marco

    21 March 2012 at 13:23

    Bellissimo articolo nulla da aggiungere.
    Se non che l’abolizione dell’art. 18 non serve a nulla, né per la crescita, né per l’occupazione.
    Serve a renderci tutti schiavi, con stipendi da fame da elemosinare a presunte imprese investitrici estere, attirate dagli stipendi da fame.
    Ma la burocrazia, la criminalità organizzata, le infrastrutture (quelle vere, non la TAV)?
    Quelle domani, forse, non c’entrano con lo spread…
    Grazie anche al PD, a cui manca la M di m…
    Saluti.

  4. Maria Grazia Terzi

    21 March 2012 at 17:32

    Sono d’accordo con ogni punto dell’articolo. Lo verbalizzo.

    Mi pongo la stessa domanda più volte al giorno, ma non mi aiuta a curare quella strisciante diffidenza nei confronti loro, di chi li vorrebbe votare, di chi li appoggia.
    Io voterei Iacona e Gabbanelli. Notarianni, ma non mi pare si siano candidati.

    C’è una gran voglia di repressione e… trading online, a chi iteressa il tessuto sociale?

    Del resto chi vorrebbe oggi il passaporto della tessitrice Penelope?

    Vanno di moda i Proci, magari universitari

  5. Matteo

    21 March 2012 at 23:23

    Basta con questa storia che il governo non è stato eletto.
    La costituzione mi pare preveda che il governo sia incaricato dal presidente della repubblica e votato dal parlamento che può sfiduciarlo in ogni momento.
    Il parlamento approva le azioni del governo, un parlamento che noi abbiamo votato e che ha scelto di affidare il governo ad un tecnico perchè non riusciva ad andare avanti.
    E per fortuna che si può fare!!!! Se no nel mezzo della crisi saremmo andati ad elezioni con dei partiti di zombies.
    Quindi non si tirino fuori scuse è il PARLAMENTO che decide.

  6. Valerio

    22 March 2012 at 14:22

    Non è un governo eletto, ma è un governo sostenuto da un parlamento eletto. E mi aspetto che questo parlamento eletto, o quantomeno il partito che ho votato, sostenga le mie idee… o meglio mi sarei aspettato, visto che ormai il PD (che ho ahimè votato) ne ha disattese tante di idee, incolonnato sui binari dell’appiattimento al centro.
    Questa riforma dell’articolo 18 riassume in pochi giorni e poche righe l’approccio di soluzione a questa crisi: la crisi che porta povertà viene risolta con ulteriore povertà, ulteriore asta al ribasso per i diritti e per i salari, con accentramento delle risorse sempre più nelle mani di un’oligarchia economica che già da decenni guida i destini mondiali. Questa crisi era un ottima occasione per risolvere i problemi di questo sistema economico malato di liberismo selvaggio, con politiche socialmente attente e finalmente orientate alla redistribuzione delle risorse, è stata invece, per l’ennesima volta, la scusa per accelerare e consolidare i vecchi schemi.
    A questo punto comincio seriamente a temere che l’ultima speranza rimasta sia un irrealistica catastrofe stile hollywood/fiction, alla ‘io sono leggenda’, con un reset delle società per come le conosciamo oggi…