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Il 21 marzo, regaliamo una poesia

21 March 2012versione stampabile

Uniamoci intorno alla poesia. Con questo invito è nata l’iniziativa della casa editrice La Vita Felice – che nel proprio catalogo ha voci di Rilke, Esenin, Majakovskij, Pessoa, Kavafis, Alda Merini e maestri orientali quali Buson, Lao Tzu, Ryokan, Saygyo – per raccogliere versi inediti. E farne non libri, ma segnalibri, illustrati: da una parte il testo poetico, dall’altra un disegni creato apposta da Ilaria Curti (http://www.lavitafelice.it/sfrutta-il-segno-benvenuto-in-poesia)

Un gadget poetico che può far discutere.

A dodici anni dalla prima giornata mondiale della poesia, che si tiene ogni 21 marzo, per volere di un gruppo di visionari capeggiati dal greco Vasilis Vasilikòs che nel 2000 proposero all’Unesco di far coincidere il primo giorno di primavera con il ricordo di un’arte tanto amata quanto negletta, la poesia rimane un fenomeno da sottobosco.

I dati di vendita dei libri in versi rimangono sconfortanti. Ma siamo sicuri che ciò sia un male? Il poeta Paolo Febbrero, intervistato da Filippo La Porta domenica scorsa su Radio Tre, ha detto: «La poesia non vuole essere espugnata. Ti chiama dentro a partecipare a farti trovare, ma non tutti hanno questa possibilità, che è più emotiva che intellettuale: e forse è giusto così. Non so come la prenderei se avessi tre milioni di lettori, forse sarebbe inquietante». (http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-f1d0b5b4-5ea7-4119-9b18-fc8c1e8bbb98.html)

La poesia non ha un grande pubblico, ma forse sono gli stessi poeti a non volerlo. Il suo linguaggio volutamente allontana chi vive di silenzi consolatori. Ha senso, allora, renderla più gradevole commercialmente e graficamente appetibile?

Mi piacerebbe avere la vostra opinione. Nel frattempo, come l’8 marzo regaliamo un rametto di mimosa, per una volta, il 21 marzo, proviamo a donare un libro (o un segnalibro) di poesia.

 

Mia non è la sabbia

 

Mia non è la sabbia,

ma la clessidra;

 

non le idee,

ma il sillogismo

che le fa umane;

 

mia non la parola,

ma la grammatica;

 

non passo, ma orma;

 

né il piano né la retta,

ma quel segmento

che insiste sull’infinito.

 

Mia è la manciata di tutto

che stringo

nel mio niente:

 

soli –

un foglio bianco

e un filo

del mantello di Dio.

 

Carlotta Pederzani

Per gentile concessione della casa editrice La Vita Felice

 

 

3 Responses to Il 21 marzo, regaliamo una poesia

  1. diana battaggia

    21 March 2012 at 23:36

    Ringraziamo per l’attenzione riservataci con l’augurio che, grazie ad un semplice segnalibro, la poesia riesca a quietare, per qualche momento, la frenesia dei nostri giorni.

  2. gigi pittalis

    22 March 2012 at 17:05

    Dura Jole

    Se in ogni modo tieni duro le parole
    e dappaertutto cadono i capelli

    la punta della lancia te la tieni
    in tasca
    e accechi l’angolo dell’occhio

    accechi delicata la mancanza d’alleati
    triangoli schiacciati senza voglia

    sui tuoi cigli (così diresti forse
    in modo
    involontario)strade impraticate

    per sorprenderti legarti in basso
    per risucchiati a strozzo dentro al
    tubo dello scolo

    Jole – sudandoti ti chiamano le pile
    i prati da lavare ad aspettar distesi

    il sole lì tutte le sere tutte che
    s’assolve
    l’orizzonte divorando e l’imbrunire
    pure.

    Sai bene ( e ciò ti scuoce )che si va
    per tutto il mondo spettinando un pò.

    Fabrizio Pittalis

  3. marmar

    25 March 2012 at 11:31

    Cortocircuiti mentali che deflagrano in crepitii di lemmi, calligrammi o tecnopegnie…
    Oppure parole piatte, ridotte a schegge di significati, inintelligibili ormai.
    Ah, dove più rifugiarsi se non nel confidente arcano di un poeta simbolista, geloso di quel seme fertile intorno al quale poi la parola s’avvolge! Ogni eccellenza d’arte è simbolismo.

    La parola degli uomini io temo:
    netta, l’idea loro manifesta;
    “cane” si chiama quello e “casa” questa
    e qui è l’inizio e laggiù è l’estremo.

    Scherno di scherzi e senso anche m’opprime;
    tutto già sanno, se fu o sarà;
    monti non hanno sublimità;
    ai loro orti Dio fa da confine.

    “Non v’accostate!” sto a monito e riparo;
    canto di cose mi è così caro:
    voi le toccate, si fanno chete
    e inerti e tutte me le uccidete.

    Da “Poesie giovanili” (“Mir zur Feier”), 1897, di Rainer Maria Rilke
    marmar