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Iran, tecnologie cinesi per spiare i dissidenti

22 March 2012versione stampabile

Una società cinese ha venduto apparecchiature alla più importante azienda del settore iraniana. Si tratterebbe di un potente sistema di sorveglianza in grado di monitorare le comunicazioni di rete fissa, mobile e internet. Il sistema è parte di un contratto da 98.6 milioni di euro, stipulato nel 2010 tra la cinese Zte e la Tci Corp. dell’Iran.

Dagli attivisti per i diritti umani si è alzato un coro di protesta: in questo modo, infatti, il governo iraniano potrebbe rintracciare e arrestare più facilmente i dissidenti. In questo mese, tra l’altro, l’Iran ha cotituito un Consiglio Supremo, guidato dallo stesso presidente Ahmadinejad, per monitorare “i mali di internet”.

Li Erijan, portavoce della grande azienda cinese, si è rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda, limitandosi a rilasciare un breve comunicati in cui si afferma che, comunque, “non abbiamo intenzione di apportare eventuali commenti sull’Iran”. Dall’Iran, invece, l’ad della Tci, Mahmoud Khosravi, gongola e si vanta del fatto che “abbiamo la più recente tecnologia del settore. Le sanzioni internazionali non hanno avuto alcun effetto sul settore delle telecomunicazioni”.