home » italia » A Roma la resa dei conti dell’ultradestra

A Roma la resa dei conti dell’ultradestra

27 March 2012versione stampabile

Mario Di Vito

Manca un anno alle elezioni comunali di Roma, un appuntamento importante non soltanto perché in ballo c’è la poltrona di primo cittadino della Capitale, ma anche perché la tornata elettorale servirà anche per capire chi è davvero che comanda a destra della destra. Salvo accordi e ripensamenti (per i quali, comunque, c’è ancora molto tempo), alla sfida delle urne potrebbero ritrovarsi cinque schieramenti diversi, tutti di impronta post-Msi: ci sarà ovviamente Alemanno, con il Pdl (e anche con una sua lista), ci sarà Forza Nuova, ci sarà Storace, ci sarà Casapound e ci sarà anche il neonato schieramento ‘Alternativa ai partiti’, di Lillo Sforza Ruspoli e Filippo De Jorio, volti noti dell’aristocrazia nera romana.

Questa battaglia delle destre si preannuncia senza esclusione di colpi, malgrado il bottino di consensi da spartire rischi di essere piuttosto esiguo: a parte Alemanno, che prenderà in ogni caso una percentuale rilevante di voti, e Storace, che si assesta sempre tra il 2 e il 3 percento, c’è da chiedersi quale sia la reale potenza elettorale di Casapound, Forza Nuova e di ‘Alternativa ai partiti’. Ovvero, a destra lo spettro è una replica di quanto accaduto a sinistra durante le politiche del 2008: Sinistra Arcobaleno, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Critica e Alternativa Comunista ai blocchi di partenza per un risultato che si è rivelato poi miserrimo.

Rimangono aperte, ad ogni buon conto, diverse ipotesi di accordo, prima di tutto tra il triangolo Pdl-Storace-Casapound: è notizia delle ultime ore, tra l’altro, quella della candidatura di Fabio Barsanti, coordinatore di Casapound Lucca, nelle liste dei berlusconiani. Un particolare non da poco che, unito alle diverse concessioni di Alemanno ai ‘fascisti del terzo millennio’, potrebbe portare a un accordo o, quantomeno, a un ‘patto di desistenza’ sul modello di quanto fatto dai Radicali con il Pd: nessuna lista ufficiale ma una ‘pattuglia’ da inserire in consiglio comunale. Tra gli osservatori, comunque, c’è anche chi pensa che questo flirt continuo tra gli uomini di Iannone e il Pdl altro non sia che una manovra tattica per ricompattare l’estrema destra e presentarsi al via uniti e compatti.

Ipotesi che, in ogni caso, appare complicata: Forza Nuova difficilmente sarà della partita: a nord più che al sud i rapporti con Casapound sono gelidi e un accordo nella Capitale verrebbe letto come un tentativo di ‘inciucio’ dai militanti più duri.

Le differenze tra i due movimenti non sono soltanto programmatici, ma anche culturali. Come ha spiegato a E il mensile Saverio Ferrari dell’Osservatorio Democratico sulle nuove destre qualche tempo fa “Casapound, politicamente, è più un movimento che cerca di sfondare tra i giovani, proponendo miti e suggestioni di vario genere, spesso copiando quanto già fatto dai centri sociali. Forza Nuova, invece, è più un partitino”, con i primi che si rifanno ai presupposti che, ottant’anni fa, portarono al fascismo, mentre i secondi che guardano più a esperienze come la Guardia di ferro in Romania e al collaborazionismo col nazismo. E’ anche per questo che i forzisti guardano con interesse sempre crescente ai cosiddetti ‘rosso-bruni’, i ‘socialisti nazionali’ che, partendo dal bolscevismo, sfociano nel nazionalismo più estremo e intransigente. Due modi di vedere diversi, dunque? Non del tutto, nonostante la tanto sbandierata diversità rispetto agli schieramenti tradizionali, Casapound e Forza Nuova rimangono due soggetti politici, pronti ad accordarsi appena si apre uno spiraglio.

Per il resto, Alternativa ai partiti appare come la velleità di due vecchie glorie: il movimento è nato dall’unione di quattordici sigle più o meno strampalate (Crociata per l’Italia; Consulta dei pensionati; Pensionati uniti; Militia Christi; Melograno mediterraneo; Camionisti agricoltori tassisti; Italia cristiana; Partito della Terra; Centro di azione agraria; Movimento dei forconi; Noi meridionali; Comitato dei Cinquecento; Circoli del Borghese; Artigiani romani) e le aspettative non sono decisamente di quelle più rosee, più un gesto liberatorio che un progetto serio, insomma.

E’ così che dopo lo sdoganamento di Fini e Berlusconi negli anni ’90 e la crisi di consenso degli anni 2000, anche l’estrema destra si prepara ad entrare nella sua nuova era, la sua personale Seconda Repubblica (di Salò).