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Ciao, Fanny

27 March 2012versione stampabile

Stefania Gonzales, Fanny. Un volto sorridente, una voce che ti avvolgeva dolce e cantilenante del suo accento cileno che ancora smussa qualche pronuncia di italiano.

Fanny mi ha fatto conoscere Allende, e di questo non le sarò mai abbastanza grato. Fanny coinvolgeva sulle lotte del popolo Mapuche, la repressione e gli scioperi della fame. Fanny organizzava convegni e cercava di riportare, quasi controcorrente, il senso della memoria per tutti. Dai desaparecidos alle lotte attuali, oltre all’impegno di territorio, sociale e civile di questa sua nuova patria.

La sua storia la leggerete qui sotto, in una intervista che abbiamo ripescato, del 2008.

A me piace ricordare la sua gentilezza, la sua cortesia, i modi attenti, l’orgoglio del fare ciò che riteneva politicamente giusto per onorare il suo compromiso, il suo impegno di chi conobbe i denti della dittatura e riuscì ad arrivare in Italia con i figli piccoli. Il pensiero va a loro, per dire che grande madre hanno avuto.

 

Grazie Fanny, ci hai lasciato in un incidente, mi dice la commossa telefonata di un amico, mentre eri nel tuo Cile.

Per quanti ti hanno conosciuto rimarrà quel sorriso. Per tutti quelli che ti conoscono solo ora lasciamo le tue parole. Dicono tutto di te.

Angelo Miotto

 

 

Aprile 2008, La Conca

FANNY GONZALES: LA TESTIMONIANZA DI “UN’ESPERIENZA UNICA”

di Alessandra Paizis e Camilla Scotti

 

Stefania Gonzales è presidente dell’Associazione Cile Lombardia che opera dal 1987 in Italia ed è costituita da soci volontari. L’associazione si occupa dei diritti umani in Cile e lavora con il Consejo de Todos Las Tierras, organizzazione indigena del cilena che raggruppa la maggior parte della comunità mapuche.

Come ha vissuto l’esperienza del governo di Allende in Cile?

Ero molto giovane quando ho iniziato ad interessarmi di politica durante la campagna per le elezioni del Presidente Salvador Allende: è stata l’esperienza più ricca della mia vita. Lavoravo, mi occupavo di politica e frequentavo i corsi serali dell’Università, laureandomi nel 1971 in sociologia. Il progetto di Salvador Allende, primo presidente socialista del Cile eletto attraverso il voto, aveva come obiettivo quello di ottenere giustizia sociale partendo dai bisogni reali della popolazione. I cileni, come me, iniziarono a par- tecipare alla vita politica anche se non avevano basi teoriche e politiche solide. Si partiva dalla vita reale, dai problemi quotidiani, per arrivare ad una presa di coscienza di classe, per costrui- re la nostra coscienza politica. Quegli anni sono stati un’esperienza unica nella storia del Cile e hanno coinvolto migliaia di cileni”.

 

Su quali punti si basava il disegno politico di Allende?

I punti fondamentali del suo progetto politico erano la nazionalizzazione delle miniere di rame perché il Cile è il più grande produttore di rame nel mondo; la riforma agraria che era già iniziata con il precedente presidente cileno (il governo sottraeva ai grandi latifondisti la terra riconoscendo loro un compenso e la ridistribuiva ai contadini che la lavoravano); inoltre, l’educazione che fu resa obbligatoria con otto anni di studio; la distribuzione di mezzo litro al giorno di latte a tutti i bambini del Cile e la sanità garantita a tutti, indipendentemente dalle condizioni sociali o di lavoro dei cittadini”.

 

Il periodo di Allende è stato un momento di grandi ideali:al giorno d’oggi ritiene che que- sti ideali siano ancora vivi?

Gli ideali non muoiono mai. Negli anni ’70 c’era grande effervescenza politico-sociale, non solo in Cile, ma anche in Europa.Per esempio,il partito comunista italiano rappresentava per i giovani italiani un punto di riferimento relativo agli ideali che proponeva al Paese. Oggi, invece, i giovani e la società in genere vivono un vuoto ideologico. Manca una forza motrice, mancano leaders con grande personalità e carisma in grado di riproporre valori politici, etici e sociali che fanno parte dei grandi movimenti di lotta per un cambiamento e per la realizzazione di un’ideale”.

 

Perché e come ha abbandonato il Cile?

Dopo il golpe militare del 1973 da parte di Pinochet,ho vissuto nel mio Paese da clande- stina, per tre anni, in quanto attivista politica durante il governo di Allende e oppositrice del governo dittatoriale poi. Mio marito di origine italiana, riuscì ad ottenere la cittadinanza italiana.Grazie a ciò lasciammo il nostro Paese, partimmo per l’Italia con due bambini piccoli per realizzare una nuova speranza e ricominciare a vivere in un contesto democratico”.

 

Che ambiente politico e sociale ha trovato in Italia?

In Italia, negli anni’70, ho trovato un ambiente molto attivo e stimolante sia dal punto di vista politico che sociale.Il Cile e l’Italia hanno molte affinità, come la radice comune della lingua e analogie culturali. Per queste ragioni, anche quando ci fu offerta la possibilità di trasferirci in Germania, il mio ex marito ed io decidemmo di restare a Milano, dove erano sorti importanti movimenti operai, studenteschi e femministi. Per me quegli anni sono stati molto coinvolgenti e formativi. Ho preso coscienza di essere non solo madre, compagna di lotte politiche, ma, anche donna, aspetto sul quale sino ad allora non avevo mai preso coscienza”.

 

Come giudica la transizione cilena alla democrazia?

Un disastro. Sono quasi diciotto anni che stiamo vivendo questo periodo di transizione. Nel ’90 è stato sconfitto Pinochet ma, dopo ben diciotto anni, non abbiamo ancora una risposta concreta al nostro diritto di sapere che cosa sia successo a tutti gli oppositori del regime scomparsi, torturati ed assassinati. Abbiamo diritto di sapere dove si trovano i resti di queste persone. Questo rappresenta un buco nero, un’ombra tetra della storia del Cile. Se non si fanno i conti con il passato non si può costruire un futuro sereno e di giustizia sociale. Il governo attuale ha paura di affrontare queste tematiche: il potere militare da una parte ed altri che concentrano nelle loro mani parte della ricchezza del Cile sono ancora molto forti e non vogliono permettere di fare piena luce sui nomi e cognomi di chi fu protagonista di quel periodo di atrocità”.

One Response to Ciao, Fanny

  1. erik alejandro gatti gonzales

    31 March 2012 at 01:03

    Ciao Angelo, ti scrivo qualche riga da casa di mia mamma e di mio nonno, qua in cile a Villa Alegre, in mezzo al dolore e al sostegno della famiglia, una di quelle famiglie da racconto di Gabriel Garcia Marquez, che come immagini era uno dei scrittori preferiti di Fanny.
    Ho l’immagine di lei in Radio, oppure in una delle sue cene nella nostra cassetta a quarto dove spesso hai partecipato, e per questi ricordi ti ringrazio; senza retorica è molto forte il sostegno che alla distanza sentiamo provenire da Milano. SPero di vederti quando in breve tempo faremo una serie di eventi per commemorarla con le sue ceneri nella sua amata città. Grazie.