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Ci vediamo alla fonderia napoleonica

29 March 2012versione stampabile

 

il blog di maso notarianni

Gentile signor Sindaco,

Sono un papà preoccupato. Mio figlio ha 10 anni da pochi giorni. Sono preoccupato come tanti padri per quello che potrebbe succedergli quando tra qualche anno uscirà la sera; l’alcool, la droga, l’auto. Quando torni? Stai attento, non fare stupidaggini. Ti fidi, è tuo figlio…Non puoi mica rinchiuderlo perché hai paura. Ma se diventare grandi non è facile, vederli crescere fa anche un po’ paura.
Ma oggi sono preoccupato perché il mio ragazzo ha la pelle scura.

Guardo le foto di Abdul Guiebre sui giornali e gli occhi si spostano su quelle di mio figlio, qui sulla mia scrivania. Come sarà tra 5 o 6 anni? Ma soprattutto cosa avranno già sentito le sue orecchie? Comincia a succedere già oggi. Quest’estate in spiaggia, mentre lui giocava con altri bambini, un signore scocciato gli ha detto negro di merda. Ha fatto finta di non sentirlo; ma solo finta, perché poi me ne ha parlato e mi ha detto che ha pensato che quel signore fosse uno stupido ignorante.La cosa che mi ha fatto più male è che ho capito che si sta abituando alla stupidità, all’ignoranza. La prima volta che era successo che qualcuno lo apostrofasse con riferimenti al suo colore era stato un bambino: “Sei marrone come la cacca”. Erano stati pianti e lacrime. Qualche anno prima un tale l’aveva chiamato Bin Laden, ma per lui appena arrivato dal Brasile era una delle tante cose nuove e incomprensibili che gli stavano capitando per la prima volta, come la neve, gli spaghetti e o mia bela madunina.

Stasera tornerò a casa e gli racconterò di Abdul, leggeremo insieme il giornale e cercherò di spiegargli che cosa è successo. Ma non sono tanto sicuro di riuscirci. Perché dovrei dirgli che oggi ci sono persone che hanno paura di quelli con la pelle scura come la sua. Ma la colpa, amore mio, non è del colore della pelle, piuttosto di quello che quelle persone hanno nella testa e nel cuore. E a quelle persone bisogna spiegare che il colore della pelle non c’entra. Ma non basta che glielo spieghiamo noi, il compito è soprattutto di chi ci governa. E a quel punto mi chiederà perché non lo hanno ancora fatto. Se lo avessero fatto, forse quel ragazzo sarebbe ancora vivo.

Sindaco Moratti, le giro questa domanda di mio figlio. Perché non lo avete fatto?

Marco Formigoni

Questa è la letterea che il nostro Marco scrisse il 15 settembre del 2008, subito dopo l’omicidio di Abba, ucciso per aver rubato dei biscotti. Nessun sindaco ha ancora dato una risposta a Marco, che nel frattempo è andato altrove lasciandoci basiti e vuoti di un vuoto che non si riesce a riempire. Perché Marco Cercava la verità, la giustizia, l’eguaglianza tra le persone, la diversità come valore, cercava la pace. Additava le mille ipocrisie, gli egoismi, i razzismi, le mistificazioni come mali da sradicare. Amava la politica, il gioco, lo sport, il giornalismo, la cucina. Amava incontrare gli altri, sperimentare, vivere, amava amare”, come dice Manuela, che non riesco a scrivere vedova per raccontarla, perché ricorda troppo il nero e la tristezza, e invece lei ce l’ha quella gioia di vivere, quegli amori per i valori che aveva anche Marco, quell’amore per la vita e per l’amare che la colorano di tanti colori e la fanno sorridere di un sorriso che fa luce.

Per tenere vivo il ricordo di Marco non solo tra noi, abbiamo dato vita ad una associazione che a sua volta ha organizzato un concorso.

Questa sera, alla Fonderia Napoleonica di via Thaon di Revel 21, a Milano, premieremo i lavori di chi ha partecipato.
E brinderemo a Marco, e a Manuela, e allo splendido Ronni.

E forse, stasera, io riuscirò a vincere la vergogna che provo per non essere riuscito a dare il mio contributo alla vita dell’associazione, nonostante un mio pensiero per Marco (e per la Manu) ci sia stato ogni giorno.