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Colombia, sentenza storica a favore delle Farc

30 March 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Il Tribunale Superiore di Arauca ha annullato la condanna a 53 anni di prigione al comandante del Fronte 10 delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), Germán Briceño Rojas, alias Grannobles, riconosciuto colpevole in primo grado della morte di 17 civili, in quella che è passata alla storia come la mattanza di Santo Domingo.

Secondo la nuova ricostruzione, quel 13 dicembre 1998, la morte dei 17 contadini inermi fu provocata solo e soltanto dalla Forza aerea colombiana (Fac) che bombardò la zona perché teatro, il giorno prima, di un violento scontro fra guerriglieri e militari che lasciò nove soldati a terra. A sostegno di questa decisione, il fatto che tra i capi di accusa stilati dalla Procura contro Grannobles non figurasse la morte dei civili, ma solo quella dei militari caduti in combattimento. Per quelle 17 vite spezzate, dunque, devono pagare solo i diretti responsabili, ossia il capitano della Fac, César Rome Padilla, e il tenente Johan Jiménez Valencia, che già sono in carcere.

Secondo il giudice di Arauca, infatti, è assurdo che anche il comandante delle Farc sia stato condannato solo perché la strage fu la conseguenza di un bombardamento destinato – a detta dell’esercito – a colpire la guerriglia. La guerriglia non c’era, non  ha sparato, e non è responsabile di quella mattanza. Quando la Fac aprì il fuoco sul villaggio contadino, il Fronte 10 delle Farc si trovava a chilometri di distanza. Il ragionamento secondo il quale ogni morte debba comunque essere attribuita ai guerriglieri delle Farc, perché dovevano esserci loro al posto dei civili, non regge più.

Si tratta infatti di un modo di pensare volutamente contorto che da sempre detta sentenze e giudizi di buona parte delle istituzioni colombiane, e che per la prima volta viene messo in discussione. Questa presa di posizione del Tribunal Superior è dunque storica e coraggiosa e certamente si trascinerà dietro critiche e malumori.

Adesso, la parola passa alla Cassazione della Corte Suprema di Giustizia, che sposterà definitivamente l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.