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Libia, sospetti sugli accordi tra compagnie petrolifere

10 April 2012versione stampabile

S’indaga sui rapporti preferenziali che alcune compagnie petrolifere internazionali avrebbero intrattenuto con componenti della famiglia Gheddafi. I dubbi sono stati sollevati da Salem Qanan, membro del consiglio nazionale transitorio, il quale, in accordo con la Sec (autorità di vigilanza americana), sta monitorando tutta la documentazione sui contratti tra la Noc, che è la compagnia petrolifera libica, e le società che si rifornivano e si riforniscono dalla Libia (sospettate l’italiana Eni, la francese Total e l’americana Marathon Oil). I sospetti riguarderebbero l’influenza che avrebbe avuto il figlio di Gheddafi, Saif- al- Islam, sulla messa a punto di alcuni contratti, con elargizioni di denaro a funzionari libici, contravvenendo quelle che sono le direttive dello U.S. Foreign Corruption Practice Act.

Nonostante ciò il ministro del petrolio, Abdulrahman Ben Yazza, non sembra preoccupato delle indagini e rassicura i partner commerciali, promettendo il rispetto dei contratti firmati con le compagnie straniere durante la dittatura Gheddafi.

L’Eni, dopo la guerra Nato, è tornata a pieno ritmo con i suoi affari e L’Italia si conferma prima spalla finanziaria della Libia: al momento copre l’80 per cento dei livelli estratti.

One Response to Libia, sospetti sugli accordi tra compagnie petrolifere

  1. Fabbris Pierluigi

    27 April 2012 at 10:48

    Forse è quotata negli Usa e per questo viene controllata Eni. Altrimenti che senso avrebbe? Eni è una società italiana o meglio una multinazionale italiana. Non dovremmo noi fare i controlli sulla stessa? Sicuramente però ottimo l’atteggiamento improntato come sempre alla trasparenza di Eni.