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Corsa alla difesa?

11 April 2012versione stampabile

La presidente del Brasile, Dilma Rousseff, ha appena ratificato la Strategia Nazionale per la Difesa (END) formulata nel 2008 dal suo predecessore, Lula da Silva, e annunciato la disponibilità dei circa 35 miliardi di dollari previsti in investimenti per fare diventare il Brasile non solo potenza economica regionale, ma anche militare. Il Piano dei brasiliani non si limita ai classici acquisti di armi dai paesi produttori, ma punta a dotare il paese di un vero e proprio complesso industrial-militare.

La differenza sostanziale con le altre potenze mondiali è che il paese sudamericano non intende sviluppare un apparato militare su ipotesi di interventi all’estero, come le vecchie e nuove potenze occidentali, ma tutto in chiave difensiva. Un paese che per superficie, e tra pochi anni anche per consistenza economica, si trova al 5° posto mondiale è per definizione impegnativo da difendere, ma ciò che temono veramente i brasiliani sono futuri appetiti sulle loro due frontiere economiche più strategiche: la foresta amazzonica e i giganteschi giacimenti di petrolio off shore al largo delle coste dell’Oceano Atlantico. Le riserve di petrolio della cosiddetta “Amazzonia blu”, nella piattaforma oceanica continentale del Brasile a 200 km al largo delle coste tra Rio de Janeiro e Sao Paolo, è stimato in 100 miliardi di barili. Questo giacimento tra qualche anno porterà il Brasile nel plotone di testa delle potenze petrolifere e, in uno scenario futuribile di carestie di combustibili, sarà difficile difenderlo senza un’adeguata forza navale. L’Amazzonia è l’altro focus quasi ossessivo nella visione geopolitica brasiliana. Il Brasile da decenni teme che l’Amazzonia possa essere in un futuro dichiarata “bene dell’umanità” e sottratta alla sovranità dei paesi sudamericani. Per scongiurare questo scenario si sta dotando di una rete di videosorveglianza satellitare del territorio e si costruiranno sommergibili nucleari di piccole dimensioni in grado di pattugliare il fiume delle Amazzoni.

La dottrina strategica brasiliana è insomma il primo esempio visibile di una risposta militare ai cambiamenti nei rapporti internazionali. Anticipa scenari di conflitti futuri aventi come oggetto il controllo delle materie prime energetiche, della biodiversità, dell’acqua dolce che la cecità del nostro modello di consumo sta esaurendo inesorabilmente. La congiuntura internazionale, per la prima volta in molti secoli, ricomincia a premiare chi dispone di vaste risorse naturali, una maledizione ai tempi del colonialismo e ancora adesso per buona parte dell’Africa. Ma perché duri questo momento magico e ne tragga beneficio la popolazione, secondo i brasiliani deve essere consolidato con una potente politica di modernizzazione dell’esercito in chiave difensiva. Opinabile o meno che sia questa scelta, a Brasilia procedono spediti e c’è già chi ipotizza che la forza militare che si metterà in piede nei prossimi anni servirà anche per tutelare la sovranità degli altri paesi sudamericani. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna sono avvertiti.

One Response to Corsa alla difesa?

  1. Alberto Rossi

    11 April 2012 at 10:25

    Molto opinabile la politica brasiliana sulla difesa, ma certo che da questo punto di vista (tutela risorse) non ci avevamo mai ragionato. Interessanti come sempre gli argomenti che tocchi.