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Nuove misure di repressione in Spagna. Il dibattito si infervora

13 April 2012versione stampabile

Andrea Leoni

La proposta di legge che si sta discutendo in Spagna rispetto alle nuove misure da attuare in materia di ordine pubblico per contrastare la “guerriglia urbana” ha suscitato notevole clamore nel mondo politico spagnolo e di rimando anche in altri Stati che potranno essere investiti da provvedimenti molto simili, tra cui non ultima l’Italia. Se la sinistra indipendentista basca ha messo in luce l’operato alquanto sospetto della polizia basca, la Ertzaintza, e ha chiesto le dimissioni di Rodolfo Ares, ministro degli Interni, che ha cercato solo giustificare l’operato delle forze dell’ordine rispetto alla morte del giovane ragazzo basco, i vari movimenti anticapitalisti nonché gli indinados di tutto lo Stato spagnolo e della Catalogna hanno manifestato il proprio dissenso portando alla luce la “dictatura” delle nuove misure. I quotidiani El Pais, Publico e non solo mettono sotto la lente d’ingrandimento il parere degli esperti, facendo intervenire nel dibattito importanti giuristi.

“La riforma mira ad applicare in modo preventivo il diritto penale per dissuadere i cittadini all’esercizio dei loro diritti fondamentali”, questo è quanto afferma Jose Luis Ramirez Ortiz, avvocato penalista e portavoce dell’associazione per Jueces para la Democrazia. Un “rischio astratto” lo giudica ricordando come la polizia esista innanzitutto per garantire i diritti dei cittadini. Secondo invece l’avvocato penalista Marc Molins Raich, l’azienda Roca Junyent, che parla di come il fenomeno della violenza di strada sia in aumento, il legislatore dovrebbe essere “particolarmente rispettoso” dei diritti fondamentali: “E con ciò non si tratta di essere lassisti o benevoli, ma di porne altresì la massima cura”.

La stessa idea di equilibrio è condivisa dal presidente del Tribunale di Barcellona nonché portavoce per l’Asociacion Profesional de la Magistratura (Apm), Paul Llarena, che si dimostra cauto rispetto ad eventuali giudizi anche perché le misure non sono state “scarsamente definite”. Secondo Llarena, il Governo intende aggiungere comportamenti non autorizzati e aggravare le pene per “indirizzare deviandolo l’esercizio del diritto di manifestazione”. Uno degli annunci più controversi è considerato quello sulla resistenza passiva che sarebbe giudicato come un crimine di aggressione: “Si sarebbe dovuto distinguere diversi livelli di gravità e cercare la proporzionalità”.

I critici più severi ritengono che parlare di “attacco passivo” è “una contraddizione giuridica e di linguaggio” come afferma il professore di Diritto Penale presso l’Università di Barcellona Joan Queralt. “L’attacco comporta violenza. E questo è incompatibile con una sola accampata. Nella vita sociale esistono attriti. Ma una minoranza violenta che vuole creare il caos non può supportare tali tipologie politiche”.

Rispetto alla possibilità che coloro comunichino via internet siano considerati membri di una organizzazione criminale: “Si tratta di reati di strada che non hanno nulla a che fare con la criminalità organizzata. Si distorce il concetto” dice José Luis Ripollés Díez, professore di Diritto Penale presso l’Università di Malaga. Secondo Julian Rios, professore di diritto penale presso l’Università Pontificia Comillas, la questione è più grave: “Si prevede una barriera penale in forma preventiva e ciò è molto pericoloso”.

Il giudice Llarena, nel frattempo, replica che la maggior parte dei Paesi occidentali “stanno sviluppando una politica legislativa che consiste nell’avanzare una risposta penale ad uno stesso reato”. L’obiettivo è quello di proteggere un diritto legale ed in questo caso l’ordine pubblico. Per questo dice che: “si punisce non la realizzazione del delitto ma la preparazione di atti di criminalità”, “si potrebbe finire per criminalizzare la libertà di parola”.

L’avvocato penalista Josep Riba, invece, sostiene: “Che cosa deve essere visto come una chiamata al radunarsi? Colui che riceve un invito sul suo twitter presumibilmente violento e non la cancella, in modo che i suoi followers possano leggerlo commetterebbe un reato simile?” inoltre “Come deve essere interpretato l’incitamento alla violenza? Ad esempio, insultare o bruciare fantocci possono essere considerati come atti di violenza? “.