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Venezuela, il paese tra i più violenti dell’America latina

13 April 2012versione stampabile

Piero Innocenti

 

Secondo i dati forniti nel gennaio 2012 dall’Associazione Venezuela Violence Monitor, sarebbero state ben 19.336 le persone uccise nel paese nel corso del 2011 ( non sono incluse quelle morte durante le operazioni di polizia). Una media di 53 omicidi al giorno. L’anno prima, secondo dati dell’Observatorio Venezolano de Violencia (OVV), gli omicidi furono 17.600 e nel 2009, 14.047. Nella sola capitale Caracas, nei fine settimana, si registrano, mediamente, tra i 30 e i 50 omicidi, con punte di 120-150, in gran parte localizzati nei “barrios” di Petare e Catia, sulle colline che circondano la capitale, dove si vive in misere baracche di lamiera e mattoni, territori interdetti anche alla polizia. Sul piano repressivo e delle indagini si registra un fallimento. Sempre secondo i dati dell’OVV, il 90% degli omicidi commessi negli ultimi tre anni sarebbe rimasto impunito.

Nella classifica dei “morti ammazzati”, anche nel 2011, l’Honduras è il paese più pericoloso nel mondo; in particolare è la città di San Pedro di Sula quella più violenta.

Quando nel 1999 fu eletto l’attuale presidente della Repubblica Hugo Chavez ( in condizioni di salute ancora precarie), le statistiche indicavano in circa seimila gli omicidi su tutto il territorio nazionale. Anche sui sequestri di persona a scopi estorsivi la situazione è drammatica. Dai 41 episodi del 1998 si è passati ai 712 sequestri denunciati nel 2010 ( per il 2011 non sono stati forniti ancora i dati) che riguardano, tuttavia, una percentuale molto bassa del fenomeno reale ( si parla del 25%). Infatti, secondo valutazioni formulate da qualificati esperti della sicurezza europei presenti nell’area, sarebbero centinaia i casi di sequestri “lampo”, che si concludono, cioè, con il pagamento del riscatto e la liberazione del rapito in poche ore e che non vengono denunciati alla polizia ( ritenuta corrotta e inefficiente). Il fenomeno dei sequestri di persona ha interessato, in modo davvero preoccupante, anche la comunità degli italiani ( e degli italo venezuelani). Se nel 2011 gli episodi noti sono stati “soltanto” sei, nei cinque anni precedenti i connazionali sequestrati furono complessivamente ben 96! Senza contare i 38 casi che hanno riguardato gli italiani naturalizzati venezuelani. La diminuzione rilevata va attribuita, intanto, a maggiori cautele e sistemi protettivi adottati dagli italiani e, in secondo luogo, alla presenza, particolarmente qualificata, di personale delle forze di polizia italiane in stretta collaborazione con la polizia locale. Senza contare che, dal 2009, è entrata in vigore la nuova legge contro il sequestro e l’estorsione che ha introdotto, tra l’altro, l’obbligo di denuncia da parte dei familiari alle autorità (con sanzioni in caso di omissione), inasprendo le pene ( da 20 a 30 anni di reclusione) e attribuendo al p.m. poteri di controllo generico ( non il “blocco” come nella nostra legislazione) dei beni dei familiari. Fortemente “sconsigliabile” andare, anche soltanto per poche ore, in uno dei 34 istituti penitenziari venezuelani “cogestiti” da incapaci direzioni carcerarie, dalla inaffidabile Guardia Nacional Bolivariana addetta alla vigilanza e dalle bande di criminali che vi trovano “alloggio”.Emblematico, a riguardo, la fuga (indisturbata) dal carcere Rodeo II, nel giugno 2011, di Valentin Yorbis Lopez (El Oriente), capo di una banda di sequestratori, dopo aver tenuto, per una quindicina di giorni, in “ostaggio” un migliaio di detenuti.

 

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