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Agcom: non basta il sapere esperto, ci vuole una visione del mondo

17 April 2012versione stampabile

1) E’ in scadenza l’autorità per le comunicazioni, l’Agcom.

2) Inutile dire quanto per noi, ma in genere per la società, sia importante quella parolina: comunicazione.

3) La comunicazione, oggi e ancor più domani, sarà in rete. E quanto sia importante per l’intero sitema Paese l’essere all’avanguardia, o quanto meno non più fanallino di coda rispetto alla diffusione e all’uso della rete non credo sia il caso di ribadirlo. Non solo per il mondo che ruota attorno alle imprese, ma anche per le amministrazioni pubbliche, per il sociale. Quanto si potrebbe risparmiare, e quanto si potrebbe fare di più se ci fossero infrastrutture e strutture al passo con i tempi?

Tornando al primo punto, il dibattito su chi occuperà questa poltrona presto libera è già partito.
Scrive Arturo Di Corinto, su Repubblica, a proposito del totonomine per l’Agcom : “I nomi in corsa sarebbero quelli di Roberto Viola, segretario generale di Agcom e presidente del gruppo dei regolatori europei dello spettro radio ed Enzo Pontarollo, economista della Cattolica di Milano, siede nel cda della Fondazione Bordoni. Ma questo solo perché sarebbe tramontata la candidatura di Catricalà che per avere la nomina avrebbe abbandonato il posto di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e di Fabio Colasanti, già apprezzato collaboratore di Monti all’Unione Europea e direttore generale della Società dell’Informazione che però si è detto non disponibile per motivi familiari. Roberto Viola, già candidato a fare il ministro delle Telecomnicazioni nel totonomine di novembre scorso, è lo stesso delle intercettazioni in cui un membro Agcom dimissionato, Innoncenzi, lo rimproverava di non fare abbastanza per bloccare Michele Santoro sul caso Mills. Fra tanti “tecnici” però i partiti non rinuncerebbero a indicare le loro preferenze per i commissari Agcom ridotti a soli cinque dai nove che erano. E così spuntano i nomi di Antonio Sassano docente all’Università Sapienza di Roma, esperto di radiofrequenze (ne fece il piano nel 2010), consulente di Agcom e già direttore generale della Fub (di fatto braccio operativo del Mise sul tema comunicazioni) non sgradito a una parte del PD e non amato dall’altra; Rodolfo De Laurentiis, già deputato Udc e consigliere di amministrazione Rai da ricollocare, e Deborah Bergamini. Quest’ultima, berlusconiana di ferro, criticato direttore marketing Rai e appartenente alla struttura Delta (che avrebbe lavorato a favorire Mediaset dall’interno della Rai) e oggi deputato Pdl ma anche vicepresidente della Commissione anticontraffazione che ha sentito Calabrò. Siamo alle porte di un ennesimo valzer di poltrone, intricatissimo, perché da nominare ci sono anche i vertici dell’Autorità per la privacy (si era parlato perfino di Brunetta come garante), con Giovanni Buttarelli ex segretario generale dell’Autorità di piazza Montecitorio e stimato magistrato in pole position per la presidenza”.

Eppure, rispetto a quel che si sa, la discussione che è cominciata tra chi ci governa verte, tanto per cambiare, non sul che fare, ma sul chi deve occupare quella poltrona. Al solito, un ragionamento al contrario.
Perché chi deve decidere non ha idea di cosa sia il mondo fuori del palazzo. E l’unico suo interesse (o quello predominante, o quello a cui alla finesi deve piegare) è tutto dentro al palazzo. A chi la spunta, a chi riesce a piazzare l’amico, il trombato da riciclare su questa nuova e ricca poltrona che presto sarà liberata.

Sarebbe così folle chiedere, in maniera forte e dalla rete, che si faccia un percorso inverso? Prima si pensi a cosa si vorrebbe fare. Poi si cerchi la persona migliore per farlo.
Ma suggerisco, per dare respiro, realtà, concretezza e serietà a questa discussione, che si coinvolgano da subito persone che su questo tema hanno sapere esperto. Non sto parlando di tecnici, ai tecnici oramai sono allergico.

Sto parlando di persone che abbiano una visione. Una idea. Una filosofia. Che abbiano, quindi, gli elementi per fare delle scelte politiche strategiche.

Il mio amico Stefano Quintarelli, sul suo blog, scrive questo:”Anche oggi ho sentito in TV un ‘esperto’ contrapporre internet alla “realtà”, il “virtuale” al “reale”. “virtuale” significa “che è solo potenziale”, che non è reale. A quel signore vorrei chiedere se mi dà un minuto le credenziali del suo homebanking. tanto è virtuale, non reale…
La realtà ha dimensioni fisica ED immateriale. E sono complementari, non contrapposte”.

Insieme a Francesco Sacco, ha fatto un punto della situazione in un articolo dall’eloquente titolo: “Internet non è una tecnologia. È una nuova visione del mondo”. Andatelo a leggere, ma il titolo dice già tutto.

 

Ecco. Mi piacerebbe chiedessimo con quanta più forza possibile che a occupare quella poltrona andasse qualcuno che ha una visione del mondo.

Non è chiedere la luna.

C’è una iniziativa,  Vogliamo Trasparenza 1 che ci piace molto. Oggi chiede di intervenire nella fase istruttoria e conoscere i curricula delle personalità “di alta e riconosciuta professionalità e competenza nel settore”, candidate a ricoprire la carica di Presidente dell’Autorità per le comunicazioni.  Va bene, ma non basta. Non basta la professionalità. Questo governo dimostra che l’essere “tecnico” non impedisce di fare delle scelte politiche ben precise.
Oltre ad avere un sapere esperto, come dicevo prima, si deve avere una visione del presente e del futuro.
E per lasciar sedere qualcuno su quella poltrona, vogliamo avere la certezza che abbia come primo interesse quello di pensare all’interesse generale del Paese, e allo sviluppo, sempre più democratico della comunicazione. In rete e anche no.