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L’economia della Scozia non reggerebbe l’indipendenza?

17 April 2012versione stampabile

Andrea Leoni

Do you agree that Scotland should be an independent country? E’ questo il quesito al quale dovranno rispondere gli scozzesi il prossimo autunno del 2014. Si tratta del referendum tanto atteso sulla possibile indipendenza della Scozia. Anche se il capo di Stato rimarrà comunque la regina Elistabetta II lo Stato otterrà in campo amministrativo e maggiore autonomia. Un parlamento esiste, ed ha un potere decisionale molto più forte di quello del Galles o del Nord Irlanda (Stormont è praticamente nullo). La data ancora è lontana ma se il partito del primo ministro scozzese, lo Scottish National Party (Snp), ha praticamente iniziato la campagna elettorale, il caso interessa anche a chi ha l’intento di screditare l’eventuale scelta di autonomia. Cameron, in visita ufficiale nel territorio scozzese, aveva promesso “maggiori libertà”, questa settimana invece è l’Economist ha mettere in copertina il discorso “indipendenza” attaccando seriamente l’ipotesi di un possibile secessione dalla corona.

Il magazine economico si chiede se in una Scozia indipendente ristagnerà nella povertà: “Una risposta precisa è impossibile” si risponde sempre l’Economist, che peraltro partendo dai conti del Tesoro e citando entrate e spese, porta in evidenza come la Scozia avrebbe ricevuto maggiori contributi dal governo centrale ed afferma come in mancanza di tali sovvenzioni che provengono da Westminster la situazione potrebbe complicarsi. “Se gli scozzesi volessero davvero ottenere l’indipendenza per ragioni politiche e culturali, dovrebbero avere anche la consapevolezza che il loro Paese potrebbe finire come una delle più vulnerabili economie”. Anche se poi lo Stato avrebbe la possibilità di raccogliere le imposte sugli idrocarburi a livello locale. “Le questioni politiche e culturali circa l’indipendenza sono oggetto di accesi dibattiti. Un sondaggio ha rilevato che appena il 21 percento  degli scozzesi preferirebbe l’indipendenza se gli avessero lasciato 500 sterline, e solo il 24 per cento voterebbe per rimanere nell’unione. Quasi tutti gli altri avrebbero votato per l’indipendenza, se li porterebbero a raggiungere la somma in denaro più o meno sufficiente per comprare un nuovo iPad” ha spiegato l’Economist.

“Pareri sugli aspetti economici di tale indipendenza sono decisamente contrastanti: i nazionalisti sostengono che, in gran parte grazie al petrolio e gas del Mar del Nord, la Scozia sarebbe meglio se gestisse da sola il patrimonio”. Gli oppositori dice il magazine paragonerebbero la Scozia a un parassita e che ciò che guadagnerebbe in termini di petrolio e gas la perderebbe dai sussidi. La risposta rispetto alla non troppo carina copertina è stata veemente da parte di Alex Salmond, a capo del Snp, che ha affermato: “Questo non rappresenta il pensiero dell’Inghilterra. Questo è un particolare strato della società londinese. Non proviene da uno strato molto interessante. Non sono nemmeno divertenti, diciamocelo. Se era uno scherzo decente avremmo fatto una risata”.

Sicuramente non basterà a sopperire ai vari attacchi dei mercati che sicuramente colpiranno il Paese nei mesi precedenti il voto, ma il valore delle esportazioni di whisky scozzese, si è dimostrato praticamente insensibile al rallentamento economico globale ed è aumentato del 71 per cento tra il 2006 e il 2011.