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Pareggio di bilancio e Costituzione, pericolosa fine d’epoca

17 April 2012versione stampabile

La parola scelta è: equilibrio.

Sarebbe stato meglio equilibrismo. Il nuovo articolo 81 della nostra Costituzione, antifascista e repubblicana, reciterà così: «Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico». «Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta, al verificarsi di eventi eccezionali». Eventi che saranno scritti in una legge ordinaria e non di revisione costituzionale.

È il pareggio di bilancio, altro che ‘equilibrio’.

Non è solo una battaglia persa dagli economisti di matrice o ispirazione keynesiana. È molto di più.

Con la formulazione del nuovo articolo 81 della carta costituzionale di fatto il pareggio di bilancio viene elevato a un valore. Diventa parte di norme che hanno un rango superiore. Diventa qualche cosa che sta nel documento fondativo del nostro paese. La spinta ideale e ideologica del Novecento finisce qui, lo sfregio è compiuto.

I compiti a casa, affidati dall’autistica terra tedesca in giro per una sbiadita Unione europea, disomogenea e disaggregata, sono stati fatti. Regola dettata da Bruxelles, in nome di una teoria economica e di una ideologia finanziaria che andrà a minare lo stato sociale. Non lo dico io, ma autorevoli economisti che si sono rivolti con una lettera appello al presidente Usa Barak Obama, così come un appello ha fatto anche in terra italiana – riportiamo qui sotto uno stralcio -.

L’Unione artefatta e sostanzialmente finta, ai comandi di leader senza carisma e con un parlamento dai poteri risibili, l’Europa fortezza, l’Unione europea voluta dai vertici che hanno obbligato la base a sorbirsi festeggiamenti e Inni alla gioia come se il processo di unificazione fosse desiderio di popoli è riuscita, sotto la ferrea presa di Angela Merkel a imporre, a dettare legge sulle politiche economiche e sociali d’Italia e non solo. Ha piazzato un suo ex commissario a riformare tutto in due anni, nel nome abusato dei giovani e della crescita.

C’è modo e modo, per crescere. Questo ennesimo capitolo di perdita di sovranità ricorda genitori arcigni che scelgono al posto dei propri piccoli, anche quando questi sono più vicini a un’età matura che a una spensierata e imbelle giovinezza.

Sarebbe il momento di dire ‘basta’. E non è escluso che lo si possa leggere fra i risultati di una pratica svuotata di significato, quella del voto. I partiti politici picchiano come fabbri sull’anti-politica, pessima parola usata male, perché temono lo scollamento definitivo con la società civile. Il documento di Alfano, Bersani e Casini sul controllo e non il taglio dei finanziamenti pubblici dice molto.

È anti-partiti la vera protesta che inizia a soffiare con forza. La politica non finisce con la fine della forma partito, o con la sua decadenza da basso impero. Partecipazione e meccanismi orizzontali sono stati scoraggiati, e addirittura repressi dalla militarizzazione delle forze di polizia che ricade completamente sulle decisioni della politica istituzionale che mutua personaggi da quella partitica attuale.

Il presidente del consiglio Mario Monti insiste sempre sul lascito generazionale, perché i figli abbiano un maggior numero di possibilità. Con il pareggio-equilibrio in Costituzione il desiderio del professore potrebbe essere destinato a naufragare. E non solo per i più giovani. Ma anche per i medio giovani, trentenni e quarantenni, per i maturi e per gli anziani e i vecchi.

L’unico che poteva invocare ‘i giovani’ era il mitico partigiano e Presidente, Sandro Pertini. Agitando per aria la sua pipa.

Il suo valore era l’antifascismo. Altro che concetti economici finanziari imposti.

*      *      *

Stralcio dall’Appello della rivista Il Ponte

La Costituzione è un programma solidale. Casa, lavoro, salute, istruzione, ambiente, giustizia, tutto ha bisogno di interventi pubblici, e poco resta agli italiani se si appendono i diritti alle compatibilità.
Siamo consapevoli che occorrono severi controlli, e che una spesa sbagliata deruba il popolo. Ma attraverso una trappola rigorista si può commettere lo stesso furto, impedendo la spesa pubblica solidale

Luca Baiada, Domenico Gallo, Danilo Zolo, Livio Pepino, Mauro Piras, Marcello Rossi, Rino Genovese, Mario Monforte, Piero Belleggia, Roberto Passini, Francesco Cattabrini, Stefano Petrucciani, Alfio Mastropaolo, Gianni Ferrara, Claudio Bazzocchi

4 Responses to Pareggio di bilancio e Costituzione, pericolosa fine d’epoca

  1. Emanuele

    18 April 2012 at 10:09

    Premetto che non sono un lettore abituale di “E-il mensile” quindi forse il tema è stato trattato altre volte ma…
    penso che gli articoli che esprimono un’opinione, anche se fondata su solide basi, non possono limitarsi ad essa, in particolare quando si tratta di un “cambiamento”.
    Io che non ha studiato economia non posso cogliere ciò che chi più preparato di me sicuramente riesce a fare tra le righe di questo articolo.
    Il rischio, oltre che lasciare dubbi nel lettore, è dare quel particolare e fastidioso retrogusto del “chi dice sempre no”.

    Non è una critica, semmai un consiglio, da uno come me che non è riuscito ancora a capire la “minaccia” del pareggio di bilancio, e che se nessuno gliela spiegherà (o almeno mi darà qualche input per poterla scoprire), continuerà ad approvarla e ritenerla qualcosa di buono che potrebbe (non di certo da sola) mettere freno agli enormi sprechi pubblici.

    • Angelo Miotto

      18 April 2012 at 10:43

      Caro Emanuele,
      grazie di questo post. Continua a leggerci e a esprimere le tue critiche, ci fanno piacere. Nel contenuto delle tue osservazioni l’unica replica che mi sento di scrivere è questa. Il blog è uno spazio personale di riflessione, non ha pretese di articolo. Non ha, pertanto, lo scopo di fornire tutti gli strumenti di informazione che mi sarei preoccupato di inserire in un articolo.
      L’accento che ho scelto di mettere non è su un ‘no’ a priori, per il gusto di dire no. E’ sul dissenso, confortato da economisti e intellettuali italiani – ma anche premi Nobel in casa Usa – verso una ideologia che impone una sorta di stravolgimento della nostra Carta costituzionale. Di per sé il pareggio di bilancio non è una minaccia, ma uno strumento di politica economica e finanziaria. Non un valore di rango costituzionale. Questo, in sintesi, volevo indicare.
      Grazie del consiglio. Sempre utile.
      a.m.

  2. Emanuele

    18 April 2012 at 12:51

    Grazie a te, Angelo.
    Già la sola immediata possibilità di confronto e dialogo rende questo spazio sul web un angolo prezioso e raro (sono felicemente stupito: inizierò a seguire la rivista ed i blog in modo più costante).
    Colgo l’occasione per rilanciare: è possibile avere indicazioni di articoli o pubblicazioni che espongono le tesi da te sostenute? (Sfruttiamolo questo web, con un’opinione che lancia uno o più articoli – anche esterni – per approfondire! link-link-link)

    Grazie mille

  3. Kora

    18 April 2012 at 13:42

    Da Wikipedia: Per decenni le banche centrali hanno operato seguendo le direttive dei rispettivi governi, che hanno promosso la creazione di moneta per finanziare l’eccedenza di spesa pubblica che non poteva essere coperta dall’imposizione fiscale. L’obbligo di sottoscrivere i titoli non collocati ha gravato fino al 1981 sulla Banca d’Italia. Gli aumenti della base monetaria sono stati all’origine di forti aumenti dei prezzi. Il tasso di inflazione ha raggiunto, tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, anche livelli del 20-25% annuo.
    Ma si, continuiamo così. Tanto chi sa speculare riesce a passarsela bene uguale. E per chi sta male ci sono gli economisti a raccontargli che è tutta colpa degli “speculatori”