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Argentina, il caso Repsol: l’azienda spagnola nazionalizzata

18 April 2012versione stampabile

Alessandro Grandi

La querelle fra il governo argentino presieduto da Cristina Fernandez Kirchner, e il colosso spagnolo dell’energia Repsol è finita. Almeno così sembra dalle ultime notizie che arrivano da Buenos Aires. La presidente Kirchner ha deciso con i suoi ministri il commissariamento immediato e il conseguente esproprio del 51 per cento delle azioni della Yacimentos Petroliferos Fiscales (Yfp), compagnia petrolifera controllata da oltre 17 anni dalla Repsol. Non solo. Il restante 49 per cento delle azioni passerà direttamente nelle mani dei governatori delle regioni dove Repsol era presente con i suoi impianti.

L’azione è stata tanto utile quanto plateale: il ministro della Pianificazione Julio de Vido insieme e un fitto gruppo di dirigenti argentini è entrato nella sede della Ypf e ne ha preso possesso, costringendo la dirigenza della compagnia petrolifera a fare armi e bagagli e uscire (dal retro) dall’edificio.
Non avendo rispettato gli accordi sottoscritti in passato, come ad esempio il progressivo aumento degli investimenti per lo sfruttamento dei giacimenti, la compagnia ha di fatto rimesso nelle mani dell’amministrazione argentina l’intero settore.

Va ricordato che Ypf è stata sotto controllo statale dal 1922 al 1993 quando l’allora presidente argentino Carlos Menem, iniziò una serie di privatizzazioni ‘svendita’ sotto il controllo del Fondo Monetario Internazionale e del Congresso Usa, che volle così ‘aiutare’ il Paese a pagare i propri debiti.
In ogni caso la nazionalizzazione del settore petrolifero è nemmeno tanto simbolicamente uno schiaffo che arriva a poche ora dalla visita in Sudamerica del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, che senza dubbio alcuno non mancherà di intervenire sulla vicenda prendendo la difesa dell’azienda iberica.

Il premier spagnolo Rajoy comunque non appena appresa la notizia ha convocato un meeting d’urgenza con i ministri di Esteri e Industria per mettere a punto una risposta all’esproprio del governo argentino. “La nostra sarà una risposta che avrà per prima cosa l’obiettivo di difendere gli interessi spagnoli. Prima però dovremo valutare bene la situazione” ha detto Rajoy.
Intanto, però, a reagire è la presidenza del colosso del petrolio che, come prevedibile, non accetta la nazionalizzazione voluta dalla Kirchner. “Il capo dello Stato argentino ha adottato questa decisione illegittima e ingiustificabile per tappare il buco creato dalla sociale e economica che sta attraversando il suo Paese” ha detto Antonio Brufau, presidente di Repsol. Nel frattempo, un pool di legali sta lavorando all’ipotesi di chiedere un risarcimento che si aggirerebbe intorno ai 10 miliardi di euro, una somma che dovrebbe rispecchiare il valore delle azioni in possesso di Repsol. Questi i termini utilizzati dal numero uno della compagnia spagnola che come detto controlla il 57,43 per cento della Ypf.

“Senza dubbio la presidente argentina ha commesso un atto illegittimo e ingiustificabile dal punto di vista giuridico. La misura adottata, poi, arriva conseguentemente a continui comportamenti scorretti studiati per far crollare le azioni di Ypf e ottenere così l’esproprio a prezzi stracciati” ha tuonato Brufau. Non si è fermato a questo Brufau. Durante la conferenza stampa durata più di un’ora ha anche commentato negativamente i modi con cui il ministro De Vido ha messo in scena l’occupazione della sede Repsol di Puerto Madero. “Una messa in scena non degna di un paese moderno. Questo l’Argentina non se lo merita” ha ribadito Brufau che non ha mancato di ripetere quasi ossessivamente la parola ‘sconcerto’ per la repentina decisione di Buenos Aires e sottolineare le difficoltà incontrate nei mesi scorsi per potersi relazionare con il governo argentino.

Comunque, c’è anche chi sostiene che la mossa argentina possa contenere retroscena politici degni di un romanzo. Uno di questi riguarda l’ascesa del gruppo di giovani rampanti legato al figlio della presidente . Di sinistra, ispirati dal peronismo anni ’70 l’ala giovane del Paese potrebbe essere per il futuro del Paese una buona soluzione di continuità.

Continuità che sarebbe anche economicamente sostenuta dai nuovi giacimenti che sono stati scoperti nella provincia di Mendoza e che con i loro 22 miliardi di barili potrebbero garantire autosufficienza energetica a lungo termine. E allinearlo con gli altri stati del continente che gestiscono direttamente le loro risorse energetiche.