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Londra: repressione e sicurezza a meno di cento giorni dalle Olimpiadi

19 April 2012versione stampabile

Andrea Leoni

E’ cominciato il countdown: mancano meno di cento giorni all’inizio delle Olimpiadi del 2012 che si svolgeranno a Londra. Tra le preoccupazioni principali nei giornali c’è il discorso sicurezza: un dispiegamento di forze dell’ordine che coinvolgerà più di 30 mila persone, di cui 7500 militari, tra cui la presenza di qualche agenzia privata. I tabloid, nel frattempo, riportano anche le numerose esercitazioni che gli addetti alla sicurezza stanno svolgendo vista la grandissima attenzione che Londra attirerà soprattutto a un anno dalle violenze che nell’agosto scorso sconvolsero la City.

La polizia ha introdotto nuove misure cautelari. È previsto l’Asbo, una specie del nostro Daspo per gli ultras che vieterebbe l’accesso a impianti sportivi dove avranno luogo gli eventi olimpionici, oltre che alle grandi cerimonie che saranno ospitate a Londra. Il primo a farne le spese dell’Olynmpic Asbo, come l’hanno chiamato i tabloid, è stato un attivista che aveva partecipato alla protesta contro la costruzione di un impianto olimpico nell’est della città. Il tribunale ha recapitato l’ordine cautelare contro il comportamento antisociale a Simon Moore, 29 anni. Il provvedimento, però, vieta a Moore anche di trovarsi vicino a eventi di importanza nazionale come il giubileo di diamante della regina e l’apertura ufficiale del Parlamento. Se l’ordine verrà violato le conseguenze potrebbero portare direttamente al carcere, criminalizzando una questione che nella legislazione inglese si sarebbe risolta solo con procedure civili.

Moore partecipava alla battaglia dei gruppi di  residenti e associazioni che si erano mobilitate nel tentativo di fermare la costruzione di un impianto di basket su Leyton Marsh, uno spazio verde nei pressi del parco olimpico nella zona est di Londra. I manifestanti e le loro tende erano state rimosse dal sito la settimana scorsa dopo che i proprietari dei terreni avevano vinto un ordine del tribunale. “Del tutto inaspettato. Non ho intenzione di interrompere le cerimonie olimpiche, gli eventi sportivi, la torcia, per non parlare del giubileo di diamante, l’apertura ufficiale del Parlamento- ha raccontato Moore-. E’ come se mi avessero accusato prima di commettere il crimine, anzi stanno dicendo che questa è la mia intenzione. Immagino che non sarò l’ultima persona a ricevere uno di questi provvedimento” ha aggiunto.  L’Asbo, che sarà confermato o annullato dai magistrati all’inizio di maggio, vieterà di potersi trovare a meno di 100 metri da qualsiasi sede Olimpica e qualsiasi strada che si avvicini al percorso della torcia.

Chi affiancherà la polizia nella gestione dell’ordine pubblico in quei giorni saranno anche alcune agenzie private che non godono di buona nomea. Una risalta su tutte: la G4s sarebbe coinvolta secondo il giornalista australiano Antony Loewenstein in alcuni scandali in Israele. L’agenzia privata di sicurezza avrebbe firmato nel 2007 un accordo con le autorità delle prigioni israeliane, accusate di tenere imprigionati  i detenuti  politici palestinesi in condizioni di non conformità con il diritto internazionale. La società ha, inoltre, fornito attrezzature per il carcere di Ofer, situato nella Cisgiordania, e per quelli di Kishon e Moskobiyyeh, centri di detenzione in cui le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato torture e maltrattamenti subiti dai prigionieri palestinesi, tra cui bambini.

Inoltre, G4S è coinvolto in altri aspetti dell’occupazione israeliana: avrebbe fornito attrezzature e servizi per posti di blocco israeliani in Cisgiordania. “Un gruppo di esperti legali ha concluso che G4S potrebbe essere perseguita penalmente per le attività a sostegno del muro illegale di Israele e per le altre violazioni del diritto internazionale”, scrive il giornalista.