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Giappone, paura del declino

20 April 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia

L’anima più conservatrice del Giappone ha paura del declino e lo dice. Il 21st Century Public Policy Institute, think tank legato alla potente Keidanren, la più conservatrice tra le organizzazioni imprenditoriali, ha reso pubblico uno studio in cui sostiene che entro il 2050 il Sol Levante potrebbe addirittura uscire dal novero delle nazioni sviluppate.

Le principali cause di questa decadenza sono la riduzione della forza lavoro – dovuta a sua volta al cronico basso tasso di natalità e alla pressoché inesistente immigrazione – e un meccanismo perverso fatto di minori risparmi e investimenti.
Nel fatidico 2050, il 40 per cento dei giapponesi avrà più di 65 anni: chi lavorerà? Chi risparmierà? Chi investirà?

Le proiezioni sono inquietanti. In termini di Pil, il Giappone è stato superato dalla Cina al secondo posto tra le economie mondiali (dietro gli Usa) l’anno scorso. Nel 2014 – dice lo studio – sarà sopravanzato anche dall’India ed entro il 2050 perderà “significativamente” altre posizioni: la sua economia sarà solo un sesto di quello della Cina e degli Stati Uniti e un terzo di quella indiana.

Nello scenario più pessimista, l’economia continuerà a contrarsi a causa del ridotto prelievo fiscale e, a quel punto, Tokyo potrebbe uscire dal club delle economie più importanti del mondo.
Dopo il boom degli anni ’70 e ’80, il Giappone ha cominciato una fase recessiva con il simultaneo scoppio delle due bolle: quella immobiliare e quella borsistica. Da vent’anni i governi che si succedono non riescono a frenare il declino e oggi il debito pubblico è il doppio del Pil, mentre gli analisti avvertono che solo il forte aumento delle entrate fiscali o drastici tagli alla spesa sarebbero in grado di colmare il divario.
Il primo ministro Yoshihiko Noda spinge per aumentare l’Iva dal 5 al 10 per cento entro il 2015, ma anche con questa misura, e in assenza di altre, il debito pubblico potrebbe lievitare fino a quasi il 600 per cento del Pil prima del 2050.

Così, il conservatore 21st Century Public Policy Institute è costretto a riconoscere che l’unica ricetta per sventare il pericolo e mantenere il Giappone al quarto posto tra le economie mondiali consiste nell’incremento dell’occupazione femminile a livelli “svedesi” (oltre il 70 per cento) entro il 2040. A oggi, ammonta circa al 43 per cento.
Ma per elevare la percentuale sembrano necessari mutamenti profondi nella società nipponica.
Uno studio dello scorso autunno rivelava che il 74 per cento delle donne giapponesi con un titolo di studio superiore abbandona il lavoro. Il motivo predominante è la scarsa possibilità di fare carriera. Negli Usa, succede solo al 31 per cento di donne istruite e il motivo è quasi sempre la voglia, o la necessità, di accudire i figli.