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Kosovo, altri due serbi arrestati

23 April 2012versione stampabile

In nome di un riconoscimento reciproco che stenta a decollare, le prossime elezioni serbe, che si terranno il 6 maggio, scaldano il confine tra Serbia e Kosovo. Questa volta i disordini hanno portato all’arresto di due persone, entrambe serbe. Il Ministro serbo per le questioni del Kosovo, Goran Bogdanovic, ha innescato una polemica con le autorità di Pristina, accusandole di star compiendo questi arresti semplicemente per una questione etnica e per intimidire la comunità serba presente in Kosovo. I due sarebbero stati fermati mentre si svolgeva una partita di calcio, durante la quale avrebbero tentato d’incutere terrore su alcuni giovani serbi, non intenzionati a partecipare alle elezioni del 6 maggio. Elezioni che si sarebbero dovute celebrare anche nel Nord del piccolo e nuovo Paese, perché lì la popolazione è a maggioranza serba ed infatti ci sono ancora strutture pubbliche (scuole, ospedali) serbe, nonostante sul territorio ci sia la sovranità territoriale del Kosovo. Le scorse settimane furono arrestati quattro poliziotti della Serbia, accusati di rilasciare passaporti serbi in Kosovo: sul loro capo c’era l’imputazione di violazione dell’ordine costituzionale del Kosovo. I quattro poi sono stati rilasciati.

Comunque dopo il monito della comunità internazionale, la Serbia ha deciso di non far partecipare quella parte di Kosovo alle elezioni.

Intanto le ritorsioni etniche continuano a susseguirsi in quella parte di Kosovo, che a nord vede la Serbia ed a sud il potere centrale a maggioranza albanese. A Kosovska Mitrovica, dove c’è un fiume che divide in due la città (a nord per l’appunto a maggioranza serba ed a sud con popolazione albanese) è stata assaltata un’associazione serbo-slovena. Quest’episodio par essere una ritorsione contro l’uccisione, sempre nella stessa zona, di un albanese avvenuto le scorse settimane. Le Forze Nato presenti in Kosovo (Kfor) sulla scia di questi scontri hanno deciso di aumentare il numero dei propri militari, prevedendo, dal primo maggio, l’arrivo di altri cinquecentocinquanta soldati tedeschi e centotrenta austriaci. Non si tirano indietro neanche le forze militari di Pristina che, tramite il proprio ministro delle forze di sicurezza, Agim Ceku, hanno dichiarato di essere pronte ad azioni decise per districare i disordini nel nord del Paese.

La paura è quella che si possano verificare episodi simili a quello del 17 marzo 2004 a Mitrovica, quando migliaia di serbi furono costretti ad abbandonare le loro case. Diciannove furono le persone uccise, migliaia i feriti e più di ottocento case distrutte.

Il Ministro serbo per le questioni del Kosovo è convinto che alla base di tutto ciò ci sia la volontà del Kosovo d’integrare anche la parte nord del suo Paese, che è a maggioranza serba, nelle istituzioni kosovare.

L’Unione Europea in sordina prova a responsabilizzare il rapporto tra i due Paesi confinanti. La responsabile della politica estera di sicurezza, Catherine Ashton, chiede al Kosovo ed alla Serbia di allentare le tensioni. L’Unione Europea s’auspica che gli arresti selettivi dei cittadini degli uni sugli altri possano interrompersi.