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Autunno Caldo per Obama?

26 April 2012versione stampabile

Emanuele Bompan

Nel 2009 ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere Richard Trumka, il leader sindacale dell’AFL-CIO (principale sindacato americano), da poche settimane in carica. Obama era salito al potere 8 mesi prima. «Abbiamo molta fiducia nel presidente e nel suo piano di stimolo. Saprà creare posti di lavoro di qualità e nuovi posti nella green economy», mi raccontò in un’intervista.

Nei giorni scorsi i toni sono radicalmente cambiati: vuoi per il continuo deteriorarsi dei diritti sindacali dei lavoratori (Indiana è diventato il 23imo stato con il right-to-work, che impedisce accordi sindacali per l’iscrizione dei neo-impiegati), vuoi per l’incostanza di Obama.

Il casus belli è stato l’accordo di libero scambio con la Colombia firmato lo scorso weekend. I patti di free trade entreranno in atto il 15 maggio. Per Trumka l’accordo «è prematuro, poiché la Colombia non ha fermato gli omicidi dei leader sindacali e la promozione dei diritti umani dei lavoratori». Inoltre l’accordo liberista potrebbe «danneggiare i lavoratori americani favorendo invece le corporation multinazionali»

Una sberla in faccia per Obama, secondo molti analisti uno presidenti maggiormente pro-union, almeno dai tempi di Kennedy.

Nel 2008 i voti dei sindacati sono stati importanti in stati come Ohio e Pennsylvania e potrebbero giocare un ruolo chiave in alcuni stati contesi blue-collar anche quest’anno.

Ma il sostegno non è incondizionato per Trumka. «Se continuiamo a non soddisfare le richieste dei lavoratori per noi (sindacati) sarà difficile movimentare i nostri membri e sarà complicato far emergere i contrasti con Mitt Romney per mostrare chi veramente supporta il 99% della popolazione. Non possiamo continuare ad appoggiare politiche che supportano l’1%»

Autunno caldo in vista per Obama

 

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