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Brasile, un Codice forestale contro la natura

26 April 2012versione stampabile

Il nuovo Codice Forestale – che ancora attende di essere ratificato dal presidente della Repubblica Dilma Rousseff – potrebbe essere il passo falso che andrà irrevocabilmente a rovinare la reputazione brasiliana in tema di protezione ambientale. Si tratta di nuove leggi che lasceranno impuniti tutti – e sono tanti – i responsabili della grave deforestazione di molte aree del paese, a cominciare da quella amazzonica.

Approvato mercoledì 25 aprile, il Codice non impone più a quei proprietari di terre deforestate l’obbligo di ripiantare gli alberi per tutto il lato di bacino fluviale depauperato per una profondità di trenta metri dalla riva: ne basteranno 15 metri. E, per i fiumi più ampi di dieci metri, ogni stato brasiliano determinerà la grandezza delle aree protette in base a un suo specifico criterio. Pesantemente modificate, dunque, le Aree di preservazione permanente, zone di riforestazione obbligatoria uguali e inviolabili nate nel 1989 con il fine di franare la deforestazione selvaggia delle zone più vulnerabili.

Un nuovo Codice all’insegna della flessibilità, questo, che aumenterà la possibilità per i proprietari terrieri di sottrarsi all’obbligo di ripiantare dove ce n’è bisogno in nome dell’equilibrio naturale, ma che – come precisano i suoi sostenitori – favorirà quell’universo di piccoli produttori che tirano avanti grazie alle piantagioni che coltivano sulle rive dei fiumi.

Sono molti, però, i gruppi ecologisti che si stanno scagliando contro le nuove leggi, in nome di quelle migliaia di chilometri quadrati di Amazzonia che potranno essere impunemente spogliati di tutto e sfruttati. Il Wall Street Journal ed El Pais paralno di una perdita potenziale che oscilla tra i 400mila e i 700mila chilometri quadrati di bosco, l’equivalente della Svizzera e la Germania o di tutta la penisola iberica. E le critiche stanno venendo giù a valanga anche dall’estero. È perfino già nata una campagna mediatica che chiede al presidente Rousseff di non ratificate un Codice che si trasformerebbe in una vergogna per un paese che si sta muovendo da anni per diventare un referente nella politica ambientale mondiale e che nel 2020 sarà la sede della Conferenza internazionale sullo sviluppo sostenibile dell’Onu.