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In Italia? La mafia è intrecciata all’economia e alla politica

26 April 2012versione stampabile

Una mafia intrecciata con il mondo dell’economia e una scarsa fiducia nel mondo della politica. Questi i principali risultati dell’indagine condotta per il sesto anno consecutivo dal Centro Studi Pio La Torre di Palermo, che ha coinvolto quasi 1500 studenti di 94 scuole distribuite sul tutto territorio italiano e alla cui elaborazione e analisi hanno contribuito i professori Antonio La Spina e Salvatore Sacco.

Secondo il 73,5 percento dei ragazzi, un campione non rappresentativo, ma comunque indicativo, l’influenza della criminalità organizzata incide “molto” o “abbastanza” negativamente sull’economia della propria regione. Un dato in aumento rispetto al 70,6 della rilevazione dello scorso anno. Una presenza avvertita in maniera più sensibile dai ragazzi siciliani (dove l’indice sale all’84,5) rispetto per esempio ai compagni laziali (54,2) o delle regioni settentrionali (in Liguria e Lombardia scende a poco meno del 50 percento).

Un giudizio che si riflette inevitabilmente sul grado di fiducia che i ragazzi ripongono nel mondo della politica. Lo Stato è percepito più forte della mafia solo dal 14,27 percento dei ragazzi, mentre il 49,40 ha indicato la mafia più forte dello Stato. Persiste quindi un clima di sfiducia sulla effettiva sconfitta della mafia: solo il 23,7 ha dichiarato che la mafia potrà essere definitivamente sconfitta, mentre il 37,19 ha detto di no. La percentuale dei sì sale però in Sicilia dove cresce al 26,38 percento.

La rilevazione evidenzia l’intreccio percepito anche dai ragazzi tra mafia, politica e affari. L’indice di fiducia si è abbassato: -109 percento per quanto riguarda i politici, -31,1 percento per i sindacalisti e -28 percento anche per i parroci. In calo (da 61,6 a 56,5 percento) quello nelle forze dell’ordine, mentre cresce il dato relativo agli insegnati (da 92,9 a 94,4 percento).

Il carattere politico della mafia è evidente anche dall’analisi delle risposte aperte, effettuato dai ricercatori Attilio Scaglione e Giovanni Frazzica. Alla domanda “Cos’è la mafia?” i ragazzi riconoscono non solo il suo esercizio di potere nel territorio, ma hanno ben chiaro anche il suo tentativo di stabilire rapporti di collusione con la politica. Il tema della corruzione è infatti molto frequente nelle risposte. Chiamati invece a indicare cosa sia per loro la legalità, in massa, e soprattutto i più giovani, credono che la sconfitta della mafia non possa essere considerata solo una lotta politica e delle forze dell’ordine, bensì che non possa prescindere dall’impegno di ciascuno nella vita quotidiana.

“Nell’insieme delle risposte aperte e chiuse – commenta Vito Lo Monaco, presidente del Centro La Torre – si riflette il drammatico momento di crisi economica, finanziaria, morale del Paese al quale non è estraneo il peso delle mafie, considerate una delle ragioni della sua arretratezza. Gli studenti del campione sono consapevoli degli ostacoli che troveranno nella vita. Compito nostro, in memoria di tutte le vittime della mafia, è di additare il loro esempio, non di eroi, ma di cittadini caduti nell’esercizio del loro dovere. In nome loro possiamo legittimamente reclamare che nessun corrotto o colluso con la mafia sia candidato o eletto, che nessun imprenditore si associ o si assoggetti alla mafia, nessun componente della classe dirigente protegga o usi alcun mafioso per acquisire potere e consenso. Se, tutti insieme, riusciremo in questo intento scomparirà la mafia”.

“La crisi finanziaria incide anche sulla percezione che i giovani hanno del fenomeno mafioso – spiega Salvatore Sacco, consulente area finanza di Unipa E-Learning, Università di Palermo – i problemi del lavoro vengono sempre più percepiti come gravi e la mafia ostacola sempre più la realizzazione individuale. Lo ritiene il 66,5 percento degli studenti intervistati, un dato superiore al 63,9 della precedente indagine”.