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La Francia l’Europa e Noi

27 April 2012versione stampabile


Guardando L’Europa dalla prospettiva francese in questa durissima campagna elettorale l’impressione è netta: l’UE delle oligarchie finanziarie e tecnocratiche è del tutto screditata, se non odiata. O l’Europa diventa l’ Europa dei popoli oppure l’onda nazional nazionalista la sommergerà. Uno dei temi fondamentali di questa campagna elettorale è il concetto di nazione, l’identità nazionale e la sovranità nazionale. Il cavallo di battaglia della vague bleu marine, l’onda blu marina, il fronte nazional popolare di Marine le Pen, che invita tutti i patrioti di destra e di sinistra a unirsi sotto le bandiere della Nazione e del Popolo Francese Sovrano. Il discorso di Mélenchon non è tanto diverso, anch’egli inneggia alla nazione “ rivoluzionaria” che illumina il mondo. Ovviamente l’UMP gaullista tenta di cavalcare la tigre, ma Sarkozy è troppo compromesso con la signora Merkel per essere credibile, allora se la prende con gli “arabi” e i “mussulmani”, ma basta parlare con qualcuno per accorgersi che in questa Francia dove le merci tedesche dilagano, l’odio antitedesco, il rancore sono altrettanto solidi diffusi e maleodoranti. Se gli arabi sono i bougnoules, termine dispregiativo, i tedeschi sono i boches altrettanto dispregiativo. Persino il democristiano Bayrou, e non è proprio nelle sue corde, deve obtorto collo fare appello alla nazione, tollerante e solidale è ovvio, ma pur sempre nazione cioè corpo costituente detentore della sovranità. Soltanto il PS appare indenne dall’onda nazionalista, partito urbano dei ceti medi riflessivi, dei lavoratori della conoscenza, degli artigiani high tech, epperò Hollande sa che una Europa senza alcun avanzamento democratico e inchiodata all’austerità germanica non reggerà per molto.

Marine Le Pen non è un fenomeno passeggero, Marine Le Pen sta attivamente lavorando per diventare Presidente della Repubblica Francese su una piattaforma patriottica, e non sono pochi seppure non fascisti, a prestarle ascolto. Perché a differenza del vecchio padre, torturatore della guerra d’Algeria e nostalgico nazisteggiante, la signora Le Pen agita temi sociali, e in modo efficace, forte anche del fatto di non esser mai stata compromessa col sistema dei partiti un tempo maggiori, l’establishment, quindi senza corruzione almeno col pubblico denaro e senza scandali dovuti a posizioni di potere ufficiale. In questo clima politico che permea una “Grande Nazione” come la Francia, fa specie la sordità europea, l’intensa stupidità dell’insistenza su una politica economica e istituzionale del tutto fuori fase, e questo soltanto in ossequio a banche e finanzieri vari, i cosidetti mercati, nonché agli interessi pan germanici. In un convegno organizzato dall’Istituto per un Nuovo Pensiero Economico svoltosi dal 12 al 14 aprile Stiglitz ha detto, testuale: “l’attuale instabilità globale è tanto, forse di più, il risultato del comportamento di paesi che hanno un eccedente commerciale (leggi la Germania) che dei paesi che hanno un deficit commerciale (…) i paesi eccedenti impongono un costo agli altri e la persistenza di questi surplus ha delle conseguenze insostenibili”. Più chiaro di così!

E altrettanto secco è stato Krugmann, ma forse il più critico è stato Heiner Flassbeck, economista tedesco di rango affermando che Berlino sta più o meno commettendo lo stesso errore con i paesi della zona euro che fecero i paesi vincitori della Grande Guerra con la Germania, esigendo delle riparazioni economiche troppo pesanti. E dopo venne il nazismo con la seconda guerra mondiale. Infine noi, per fortuna non troppo infettati da virus nazionalisti, ma ciò non toglie che ci sia da restare esterefatti di fronte alla pochezza del dibattito politico, senza posizioni chiare e comprensibili, senza un discorso sull’ Europa che non sia l’acquiescenza alla troika, soltanto con la pappa reazionaria del sedicente governo tecnico Monti, nessuno qua lo chiama tecnico. Poi mi è capitato di ascoltare Smuraglia, che parlava a nome dell’ANPI in quel di Milano, e sentirlo dire che il voto per il FN francese era frutto di una Francia disastrata, o qualcosa del genere. Non capendo, ahimè, che il voto per Marine Le Pen è un voto di speranza e di rivolta, almeno per metà degli elettori, e che soltanto se la sinistra, che so in Italia non esistere almeno come realtà strutturata, esistendo invece una grande sinistra dei singoli, se la sinistra dicevo in Francia come in Germania, e altrove riuscirà a invertire la tendenza oligarchica della UE con un ampio movimento democratico, con una “ insurrezione civile”, la parola d’ordine del Front de Gauche, soltanto allora sarà possibile riprender la via dell’uguaglianza e della giustizia sociale. Per questo la vittoria di Hollande sarebbe un buon viatico per un nuovo ciclo, con la coscienza che continuando come ora il burrone del nazionalismo può ingoiare la democrazia e anche la pace.