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Rapsodia basca: quanto rumore fa il primo passo di Madrid dopo un silenzio assordante

27 April 2012versione stampabile

@angelomiotto

L’elefante si è alzato, scrive oggi Iriondo su Gara, quotidiano basco. Spinto da decine di migliaia di formichine, con un riferimento alla manifestazione del sette di gennaio scorso, per i diritti dei prigionieri politici baschi. L’elefante è il governo di Madrid. Ieri abbiamo scritto del piano di reinserimento, con le notizie che ancora scorrevano nelle agenzie. E oggi la differenza fra la vecchia via di ‘Nanclares’ e il nuovo piano di reiserimento che il governo Rajoy ha strutturato è nella parola ‘perdono’.

Gli ex militanti di Eta che stavano richiusi a Nanclares e che decisero di abbadnonare il collettivo dei prigionieri per imboccare una strada individuale, accettando le condizioni dello stato spagnolo, dovevano non solo fare dichiarazione pubblica di abbandono dell’organizzazione, ma anche chiedere perdono. Questo passaggio nella prima fase del piano ridisegnato dal governo del Partido popular non c’è, e le associazioni delle vittime, alcune e non rappresentative di tutti i familiari delle vittime di Eta, hanno gridato allo scandalo. Oggi si sono inconttate con il ministro degli Interni. E la vice presidente Saenz de Santamaria in conferenza stampa ha sottolineato a più non posso che non ci sarà nessun negoziato con Eta. né ora, nè mai. Vedremo.

Il governo di Rajoy ha, comunque, mosso una pedina. Del tutto insufficiente, secondo la politica della sinistra basca e il collettivo dei prigionieri politici baschi. Ma è il primo passo che Madrid compie dal 20 ottobre del 2011, cioè dalla dichiarazione di cessazione delle attività da parte di Eta.

E’ una notizia? Senza dubbio è una notizia che dice alcune cose. Come scrive l’attento osservatore di El Pais, Luis Aizpeolea, è il segnale che Rajoy manda chiaramente alle associazioni delle vittime – fino a pochi mesi fa utilizzate strumentalmente dalla destra contro Zapatero – per dire: la politica e le tappe per la soluzione del nodo basco le decide solo il governo. E un messaggio che modula l’autodafé totale previsto dalla via di Nancalres, che ieri è stata liquidata dal ministro degli Interni, smussando i termini della questione.

Cosa chiedono i membri dell’Eppk, cioè del collettivo dei prigionieri politici baschi? Che per prima cosa vengano eliminate le leggi speciali introdotte nella politica penitenziaria. Se venissero osservate le stesse leggi spagnole, allora avremmo oltre duecento prigionierin già liberi nelle strade.

Solo dopo sarà possibile abbordare il tema di quale situazione individuale, nel collettivo, si possa accettare. Non suona come un braccio di ferro. Suona, per la verità, a paradosso. I pericolosi prigionieri politici che chiedono allo Stato di rispettare le sue stesse leggi. Ma il gusto del divertissement dell’assurdo svanisce quando si pensa a 214 persone che stanno in carcere perché torna utile alla politica avere quello strumento in più.

E allora l’elefante si è mosso, è una notizia. Ma l’altra notizia, che è passata nell’indifferenza di molti e forse troppi, è che il governo arriva a questo passo senza che siano rispettate le regole esistenti – per legge – dello stesso Stato spagnolo.

Aspettando la prossima mossa sulla scacchiera di Madrid.