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Sahara Occidentale, l’ipocrisia dell’Onu

27 April 2012versione stampabile

Luca Galassi

Il consiglio di Sicurezza dell’Onu ha deciso di rinnovare il mandato dei Caschi Blu nel Sahara Occidentale, un enorme territorio entro i confini del Marocco ma al centro di una delicata, e spesso dimenticata, contesa regionale. Il rinnovo avverrà con la votazione di una risoluzione che ha già scatenato furiose polemiche in seno al consiglio a causa delle sue ‘revisioni’.

Il rinnovo del mandato alla missione, nota come Minurso, segna una battaglia annuale nelle Nazioni Unite tra il Marocco, sostenuto dalla Francia, e le nazioni africane a sostegno del Fronte Polisario, movimento indipendentista del popolo saharawi, che abita la sterminata regione del Sahara Occidentale, ricca di fosfati e idrocarburi. I Paesi africani hanno ripetutamente chiesto che alle forze di pace delle Nazioni Unite sia affidato dal mandato il compito di monitorare presunte violazioni dei diritti umani. Rabat ha sempre resistito tali pressioni nelle risoluzioni sul Sahara Occidentale.

L’ultima, contenuta nel rapporto stilato dal Segretario Generale Ban Ki Moon, rinnova fino al 2013 la presenza dei Caschi Blu, contiene un vago accenno al rispetto dei diritti umani da parte di entrambi e fa accenno alla decisione del Marocco di istituire un ‘consiglio nazionale dei diritti umani’.

L’ipocrisia contenuta nell’ultima versione del rapporto (al quartier generale Onu di New York ne sono arrivate tre versioni) riflette le preoccupazioni esternate dal Fronte Polisario e da numerosi altri Stati africani, Sud Africa in testa, alla presentazione dell’ultima bozza. Questa – secondo l’ambasciatore sudafricano Baso Sangqu – ha ricevuto parecchi emendamenti e revisioni – almeno tre – che ne hanno alterato la natura, ammorbidendo notevolmente la posizione del Marocco. L’accusa è che nel dipartimento per le operazioni di peacekeeping, guidato dal francese Herve Ladsous, siano stati omessi paragrafi che puntano l’indice contro il Marocco, evidenziando pressioni indebite nei confronti della Minurso. La versione finale non è ancora pubblica, e non è dato sapere se conterrà o meno le osservazioni più dure di Ban Ki Moon.

La relazione originale di Ban Ki Moon, ottenuta dalla Reuters, conteneva accenni a eventuali atti di spionaggio da parte del Marocco nei confronti dei peacekeepers della Minurso, all’imposizione, da parte del Marocco di targhe marocchine sulle auto delle Nazioni Unite, e all’“impossibilità, da parte delle Nazioni Unite, di esercitare pienamente il monitoraggio, l’osservazione e le funzioni di rapporto”.

Vane, a riguardo, sembrano essere state le parole dell’eurodeputato Pino Arlacchi in occasione dell’approvazione, dieci giorni fa, di un emendamento del Parlamento europeo a favore dei Saharawi. L’assise Ue denunciava la repressione in atto del popolo Saharawi da parte del Marocco, chiedeva la liberazione degli 82 prigionieri politici appartenenti al Fronte Polisario, e sosteneva con forza il percorso di autodeterminazione del Sahara Occidentale in accordo con le risoluzioni Onu. “Sono orgoglioso – affermava Arlacchi – del risultato raggiunto per il rispetto dei diritti dei Saharawi. La posizione del Parlamento europeo influirà certamente sui negoziati in corso allo scopo di porre fine all’ultimo caso di oppressione coloniale in Africa”.

L’ex diplomatico britannico Carne Ross, che dirige l’Independent Diplomat, un gruppo che offre consulenza al Polisario, ha scritto sul Guardian la settimana scorsa che il Sahara occidentale è la “sorgente dimenticata della primavera araba”, in riferimento alla repressione delle proteste della popolazione saharawi da parte delle autorità marocchine alla fine del 2010.

Secondo il piano di pace dell’inviato Onu James Baker III, la Repubblica Democratica Araba Saharawi proclamata nel 1976 (riconosciuta da 76 Stati ma non dall’Onu) avrebbe dovuto essere sostituita entro cinque anni dall’Autorità per il Sahara Occidentale, organismo di transizione verso il referendum per l’indipendenza. Baker si è dimesso nel 2004. L’Autorità non si è mai insediata, e il referendum non si è mai tenuto.