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Colombia, nessun comunicato Farc su Romeo Langlois

3 May 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Mentre il reporter francese Romeo Langlois resta desaparecido nella selva colombiana, si rincorrono dichiarazioni e supposizioni, proclami ufficiali e smentite ufficiose sulla sua sorte, mentre le Farc – le uniche che potrebbero aiutare a dissipare la matassa – tacciono. Sì perché quel comunicato diffuso martedì – in cui il Fronte 15 delle Farc annunciava di avere preso Langlois e di trattenerlo quale prigioniero politico – letto per telefono da una presunta guerrigliera a un giornalista de El Tiempo – fra i principali quotidiani colombiani e di proprietà della famiglia di Juan Manuel Santos, presidente della Repubblica – emana una puzza di bruciato inconfondibile.

Ne è convinto Miguel Suárez, direttore di Radio Café Stereo, l’emittente di Stoccolma formata perlopiù da rifugiati politici colombiani.
Innanzitutto – come ha specificato Suárez – le Farc quando comunicano mai lo fanno per telefono. Sarebbe una mossa fatale che attirerebbe sulle loro teste in un batter d’occhio aerei fantasma o SuperTucanes pronti a bombardare l’intera area da cui è partita la chiamata. Le Farc da sempre comunicano per iscritto e questo lo sanno tutti i giornalisti colombiani. Inoltre, come poteva la presunta guerrigliera sapere il numero di cellulare dell’inviato speciale de El Tiempo quando questi era appena arrivato sul posto? Interrogativi che suggeriscono una supposizione non poi così fantasiosa. “Che il motivo della presunta comunicazione delle Farc fosse sviare la responsabilità dello Stato e delle Forze armate sulla sorte del reporter francese e scaricarla sulla guerriglia?”, si chiede il direttore, che aggiunge come a stonare sia anche il fatto che le Farc hanno una precisa struttura organizzativa che mai permetterebbe al Frente 15 di prendere la decisione di dichiarare chicchessia prigioniero politico, a maggior ragione se si tratta di un internazionale. Solo il Segretariato dello Stato Maggiore lo potrebbe fare, perché trattenere uno straniero in una zona di guerra è una decisione fondante che potrebbe portare a gravi conseguenze.

Altra cosa assurda della ricostruzione resa dai militari è, secondo Suárez, che Romeo, nel bel mezzo di uno scontro a fuoco, abbia avuto il tempo non tanto di togliersi l’elmetto e il giubbotto anti-schegge per farsi riconoscere come civile, ma addirittura di recuperare le due schede di memoria dalle sue due videocamere prima di correre incontro alle Farc. “Non è che sono stati invece i militari a svuotare le due cineprese per evitare che venissero diffuse le immagini di quella penosa disfatta militare?”, incalza Suárez. In effetti, quella di sabato 27 aprile è stata una disfatta per l’esercito: assediato da 150 guerriglieri, ha riportato molte perdite, quattro morti e una ventina di feriti.

Al di là di ogni se e di ogni ma, almeno una cosa è certa – come ha anche specificato il direttore di Anncol, Dick Emanuelsson: le ultime indagini di Langlois sfociate in un approfondito reportage che mostra i soprusi e gli illeciti della multinazionale colombiana Colombia Gold – scesa a patti con paramilitari e criminali in nome del profitto e a discapito della povera gente – non lo hanno certo reso persona molto gradita né allo Stato – che detiene le azioni dell’impresa mineraria – né, quindi, alle alte sfere delle Forze Armate. E solo questo potrebbe contribuire a mettere in dubbio le loro versioni sulla vicenda.

Adesso, quindi, non resta che aspettare e magari ricevere un vero comunicato Farc, che aiuti a far chiarezza sul caso e a sapere qualcosa di certo su questo valido professionista, scomparso mentre faceva il proprio lavoro.