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Elezioni in Algeria, tra accordi segreti e astensionismo

4 May 2012versione stampabile

Karim Metref

L’Algeria si prepara per le quinte elezioni legislative dopo l’era del partito unico (1962-1989) che avranno luogo il 10 maggio prossimo. In lizza 44 partiti e 25.800 candidati per 462 posti da parlamentari. L’opposizione tradizionale pensa che potrebbe essere quella buona.

Ma il Paese pensa ad altro. Tra l”altissimo tasso di disoccupazione e una inflazione record che rende quasi intoccabili molti beni di prima necessità, l’astensione rischia di essere la vera protagonista di questa gara elettorale.

Motivo di scherzi e barzellette

La politica e il governo sono sempre stati il motivo preferito delle barzellette e della satira popolare in Algeria. E la prossima gara elettorale non sfugge a questa regola. Tutti sanno che chi vincerà è già designato, mentre la scena politica è inondata da 44 partiti politici di cui 23 appena creati. È una tradizione in Algeria. I servizi segreti hanno sempre creato una marea di partitini ‘usa e getta’ alla vigilia di ogni consultazione elettorale per fare scena e dare una illusione di pluralità.

Tra i partiti più anziani stupisce la partecipazione del Fronte delle Forze Socialiste (FFS), decano dei partiti dell’opposizione (secondo per data di creazione soltanto al sempre verde FLN, al potere dal 1962). L’FFS tradizionalmente ha sempre boicottato queste farse elettorali. La sua presenza nella gara vuol dire che ci sono stati accordi, negoziazioni segrete e che la gara sarà un po’ diversa dalle solite.

Non si sa che garanzie hanno ricevuto i dirigenti del vecchio partito socialista, ma una cosa è sicura, il suo leader storico, Hocine Ait Ahmed, è troppo furbo e sperimentato per lasciarsi ingannare facilmente. Dalla loro partecipazione qualcosa avranno in cambio. Forse è il segno che una parte importante del regime algerino vuole approfittare delle pressioni della primavera araba per modernizzare un po’ il sistema e, non dico aprire del tutto il campo politico, ma rilasciare un po’ la morsa.

Una partita tra islamisti e dinosauri del regime

Ma comunque dalla presenza o meno del FFS dipende solo la credibilità a livello internazionale, non ha un grande peso sulle sorti del paese. Il partito socialista è presente in forza solo in Cabilia e in alcune circoscrizioni della capitale. Zone che sembrano garantite al partito di Ait Ahmed visto che l’altro partito della Cabilia, Il Raduno per la Cultura e la Democrazia (RCD – Da non confondere con quello di Ben Alì in Tunisia) ha deciso invece di boicottare.

La sorte della maggior parte del Paese si giocherà invece, come al solito, tra l’FLN, Il Raduno Nazionale per la Democrazia (RND) i due partiti (il secondo nato da una costola del primo) che si dividono il potere dal 1997 e gli islamisti che si presentano divisi n 7 partiti, ma nei quali solo due sono veramente rappresentativi: Il Movimento per la Società e la Pace (MSP – Ex Hamas) e Al-Adala, La giustizia (ex Ennahda). Entrambi i ‘challenger’ sono correnti dell’islamismo politico “moderato” (area fratelli musulmani egiziani, per dare una idea) da anni presenti nella scena politica senza aver mai ceduto alle sirene del jihadismo. Anche durante gli anni bui della guerra civile… L’MSP più liberale e vicino agli ambienti degli affari fa parte della maggioranza al governo da molti anni e ha avuto a gestire vari ministeri. L’Avvocato Abdullah Djabballah, leader storico di Al-Adala è sempre stato più attento alle questioni sociali e la protezione del settore pubblico. Anche se come tutti gli altri, il suo partito è profondamente cambiato negli anni: cambio generazionale, infiltrazioni, manipolazioni, conflitti interni di leadership hanno trasformato la faccia del tutto il vecchio movimento islamico con idee e concetti economici molto vicini alla sinistra, nato principalmente tra gli studenti e i quadri del settore pubblico nelle province orientali di Annaba e Costantina.

La partecipazione dell’opposizione tradizionale e la presenza di osservatori internazionali durante le elezioni di cui alcuni rappresentanti dell’Unione Europea, potrebbe indicare che in alto luogo (forse anche internazionale) è stato negoziato il fatto che la coppia FLN/ RND dovrà contare soltanto sulla loro più grande disponibilità di funzionari, sedi, mezzi e la migliore visibilità e copertura mediatica e non sui soliti e palesi brogli e falsificazioni .

Un accordo fragile

Questo vorrà dire, se funziona l’accordo, che non ci saranno le pressioni e le truffe massive, al meno nelle grandi città. Nei piccoli centri rurali del paese profondo continuerà probabilmente a funzionare come sempre, perché non è facile debellare una tradizione lunga 50 anni.

In questo caso, i partiti al potere e le formazioni islamiste si aggiudicheranno la maggioranza assoluta. Come hanno sempre avuto da 20 anni in qua. Ma gli islamisti del MSP potrebbero questa volta prendere la maggioranza relativa. Come l’hanno sempre presa dal 1997, se non ci fossero stati pesanti falsificazioni ai loro danni.

Se in passato l’MSP ha sempre accettato e manipolazioni del Vecchio stregone Yazid Zerhouni – ex ministro degli interni – il suo leader, Aboujerra Soltani, questa volta dice che non accetterà più. E avverte Abdelaziz Belkhadem, il Segretario Generale del FLN, che ha dichiarato alla stampa dicendo che gli islamisti prenderanno tra il 35 e il 40 per cento: ”Vi diffido da questi vecchi riflessi da partito che ragiona ancora secondo il principio delle quote. L’elezione è la volontà del popolo e non quella dell’amministrazione”.

Questo battibecco dimostra che se negoziazioni ci sono state in segreto, non tutto l’apparato del regime è d’accordo sull’accordo finale. Se L’RND, partito creato direttamente dal palazzo presidenziale nel 1997 è sempre allineato sulle posizioni del titolare della suprema istituzione dello stato, L’FLN è storicamente attraversato da correnti molto diverse e contraddittorie. E ha un legame forte con l’esercito. E si sa che i generali algerini non sono agli ordini della presidenza della repubblica. Anzi, per molto tempo, è la presidenza che è stata agli ordini dei generali.

Se l’accordo regge, le probabilità è che ci si ritroverà con un governo a maggioranza islamista con pochi ministeri chiave in mano alla vecchia maggioranza. Ma detto governo sarà fortemente condizionato dall’alleanza con i due altri per tenere la maggioranza in parlamento. Un impasto perfetto per arrivare ad una situazione alla marocchina. Mettere gli islamisti a gestire la crisi, la disoccupazione, la corruzione, le ingiustizie sociali e l’assenza di prospettive economiche mentre il potere vero rimarrà in mano agli stessi.

L’ombra dell’astensione

Ma la vera incognita di queste elezioni viene dalla partecipazione popolare. Gli algerini “normali” in molti pensano di non andare a votare. Sui social-network si moltiplicano gli appelli al boicottaggio. “Il 10 maggio, tutti al mare”, recita la presentazione di un folto gruppo su Facebook.

Se sulla TV nazionale tutti sembrano per le elezioni sui giornali il dibattito tra chi vuole partecipare e chi vuole boicottare è intensissimo. Ai microfoni di France 24 un operaio dice: ”Non ho mai votato e non andrò mai a votare fin che non finisce questo film”. Un film visto e rivisto fino alla nausea.

Cosa succederà se i centri elettorali rimarranno vuoti e se la partecipazione reale sarà sotto i 20 per cento come è successo nel 2002? Il ministero degli Interni aveva annunciato una partecipazione al 42 per cento, i calcoli dell’opposizione invece parlarono di 15 a 20 per cento non di più. In Cabilia e a Algeri la partecipazione anche nei conteggi ufficiali non aveva superato il 2 per cento.

Che farà il regime di Algeri? Si metterà a ripensare il sistema sul serio? Oppure come è successo in altre occasioni si imbastirà un risultato fasullo accertato dagli osservatori internazionali? Si cercherà di andare incontro alle aspirazioni di libertà, trasparenza e giustizia della gente o si instaurerà un nuovo Status quo che continuerà a favorire la mungitura del paese da parte delle multinazionali del petrolio e da parte della casta regnante?