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Afghanistan, raid Usa fanno strage di civili

9 May 2012versione stampabile

Enrico Piovesana

Pochi giorni dopo la firma dell’accordo strategico bilaterale Usa-Afghanistan, che prevede il prolungamento dell’occupazione militare americana del Paese almeno fino al 2024, almeno ventiquattro civili afgani sono rimasti uccisi in una serie di bombardamenti aerei condotti dall’aviazione statunitense. La strage più sanguinosa è avvenuta in un distretto sotto comando italiano.

Una madre e i suoi cinque bambini, tre femmine e due maschi, sono rimasti uccisi in un bombardamento venerdì notte a Sangin, provincia meridionale di Helmand. Altri quattro civili sono morti sotto le bombe Usa sabato nella provincia orientale di Kapisa. E domenica notte quattordici civili, tra cui diverse donne e bambini, sono rimasti uccisi e altri sette gravemente feriti in un raid aereo su un villaggio della provincia settentrionale di Badghis.

Il villaggio di Nawboor, dove secondo i comandi Isaf si nascondeva il capo talebano Mullah Abdullah Soori, si trova nel distretto di Bala Murghab, controllato dalle truppe italiane della Task Force North, appartenenti al 8° reggimento bersaglieri di Caserta agli ordini del colonnello Massimiliano Forza.
“Le nostre forze non hanno preso parte in alcun modo all’operazione aerea condotta domenica notte a Bala Murghab – assicura a E-il Mensile Online un ufficiale dell’ufficio stampa dello Stato Maggiore della Difesa – nemmeno a livello di supporto tecnico-logistico”.

Rimane il fatto che, per l’ennesima volta, donne e bambini innocenti vengono massacrati dai nostri alleati in un territorio occupato da truppe italiane. Truppe acquartierate in remoti avamposti dai nomi esotici (Mono, Croma, Victor, Highlander) che da anni combattono per il controllo di queste montagne desertiche a poca distanza dal confine turkmeno. Non per proteggere la popolazione locale, che lasciamo tranquillamente trucidare dai nostri amici americani, ma per garantire l’accesso alle ricche risorse minerarie locali, litio in primis (tutto alla luce del sole: una delle principali strade pattugliate dai nostri bersaglieri si chiama non a caso Lithium Route).

Il 20 maggio al vertice Nato di Chicago il neoeletto presidente francese François Hollande andrà a dire agli americani che le truppe francesi se ne andranno dall’Afghanistan entro sei mesi, con due anni di anticipo rispetto al termine stabilito da Washington e Bruxelles. Il premier non-eletto Mario Monti vuole invece prolungare la permanenza delle truppe italiane in Afghanistan oltre il 2014, in barba alle stragi di civili, al costo della missione (oggi oltre 2 milioni di euro al giorno!) e all’articolo 11 della nostra Costituzione.