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Pakistan, il Paese aquilone

9 May 2012versione stampabile

Valeria Fornarelli

Una bambina imbronciata regge un ombrello più grande di lei. Un’immagine patinata che arriva da un giorno di festa pakistana. Domenica 6 maggio, il Paese dell’Asia meridionale ha aperto i cancelli del giardino di via della Camilluccia 682, sede dell’Ambasciata a Roma, per un’occasione speciale: il Basant, festa degli aquiloni che inaugura la primavera. L’acquazzone capitolino non ha rovinato l’atmosfera del Festival, a Roma per il quarto anno consecutivo: aquiloni sbriciolati a colorare l’erba, profumi speziati mescolati all’odore di pioggia, abiti sgargianti in contrasto con il cielo plumbeo.

La festa. Grandi e piccoli della comunità pakistana, che in Italia conta almeno settantacinquemila immigrati regolari, accennavano, vestiti a festa, passi di danza sui tappeti bagnati al suon di musica Bhangra. Ma tra i banchetti di cucina tradizionale, artigianato e tessuti orientali, sono mancate le gare di aquiloni, che tutti aspettano in occasione del Basant.

Sono loro, infatti, ad animare la festa popolare che da secoli celebra la fine dell’inverno e richiama turisti da tutto il Paese. Le sue radici affondano nella religione induista in onore di Saraswati, dea della conoscenza e delle arti creative, ma con gli anni ha assunto una connotazione culturale.

Il clou della festa vede tetti e terrazze del Punjab, “terra dei cinque fiumi” tra India e Pakistan, gremiti di uomini e bambini per far danzare in cielo gli aquiloni e dar via, così, alla colorata competizione. Scopo del gioco è tagliare in volo il filo dell’aquilone avversario. Un gioco killer. Undici bambini, tra i 10 e 15 anni, in arresto. Possesso illegale di aquiloni. E’ accaduto a marzo a Lahore, capitale culturale del Pakistan, proprio durante il Basant.

Sono solo alcuni degli arresti da quando il governo pakistano ha vietato la “battaglia degli aquiloni” per la sua pericolosità. La stessa battaglia da cui nasce la storia de Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini. Gli affilati guinzagli degli aquiloni si sono spesso trasformati in killer letali, provocando incidenti, anche gravi, con gole tagliate e corde impigliate nei cavi della corrente elettrica.

Quello che sembra solo un gioco di tela colorata, nel Paese dell’Asia meridionale è diventato qualcosa di più. Da simbolo universale di libertà contro l’oscurantismo islamico che li condanna come blasfemia, questi fazzoletti volanti si sono trasformati in violenza proibita.

Primavera di morti. Ad inaugurare la primavera pakistana, però, si contano anche morti. Sono le vittime di un attentato suicida avvenuto pochi giorni fa nel distretto nord occidentale di Bajaur. Poi c’è il recente attacco di un aereo americano diretto contro un sospetto nascondiglio di talebani nel Nord Waziristan, al confine Afpak. Altri morti.

Il Pakistan, con i suoi confini caldi e gli oltre 200 milioni di abitanti, è un paese complesso: le forze armate statunitensi continuano a portare avanti campagne di bombardamenti contro le basi talebane; a questo si aggiungono la continua tensione tra il potente apparato militare e i fragili governi civili, l’ombra sui servizi segreti dell’ISI e l’estremismo islamico con annessi kamikaze. Un Paese che vive come i suoi aquiloni, in continuo e precario equilibrio.