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Colombia, una diretta radio mondiale per chiedere la liberazione di Romeo Langlois

10 May 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Alle 13 di oggi, le 6 del mattino in Colombia, inizierà un programma radiofonico che verrà trasmesso da più di duemila stazioni in tutto il mondo, quale gesto di solidarietà per reclamare il diritto alla libertà del reporter Romeo Langlois, in potere delle Fronte 15 delle Farc da sabato 28 aprile.

Giornalisti di tanti paesi si appelleranno alla guerriglia affinché rilascino il loro collega, catturato mentre stava riprendendo i militari impegnati in un blitz antidroga in una delle zone remote del Caquetà, regione meridionale della Colombia, cuore del conflitto cinquantennale che sta piegando il paese. Una missione rischiosa che Langlois aveva voluto a tutti costi fare per cercare di racimolare il materiale che gli permettesse di realizzare un reportage sulla fallimentare guerra al narcotraffico tanto voluta dagli Usa – che non accettano, infatti, strategie alternative a quella delle armi – perché pretesto perfetto per militarizzare zone strategiche da molti punti di vista.

Da Bogotà a Parigi, da New York a Buenos Aires, da Stoccolma a Città del Messico, passando per la Bolivia, la Gran Bretagna, la Germania, la Svezia e il Giappone – per elencare alcuni dei paese nei quali stazioni radio solidali hanno deciso di partecipare alla trasmissione globale – si pronunceranno in favore della liberazione di Romeo, che la guerriglia ha dichiarato prigioniero di guerra. Una definizione derivante dal fatto che al momento della cattura – mentre il reporter era ferito al braccio sinistro – il 35enne francese indossava elmetto e giubbotto militare ed era ‘embedded’, ossia viaggiava con i soldati, ossia con i nemici della guerriglia. Poco importa se, nei suoi dieci anni in Colombia, ogni volta che Langlois ha aperto bocca, ha scritto, o ha prodotto un video, lo abbia fatto dando spazio alla gente, alle vittime della guerra, della povertà, della corruzione, della parapolitica, cercando sempre, per quanto possibile, di perseguire la verità, nel senso più alto del termine. La sua presenza assieme alle Forze Armate lo ha immediatamente proiettato nella lista dei nemici delle Farc e così viene trattato. Se pur con ogni distinguo. È stato più volte sottolineato dalla guerriglia, infatti  – sia nel comunicato scritto dallo Stato Maggiore che nel video girato da un giornalista inglese nel quale parla un camarada del Fronte che tiene prigioniero Romeo – che il francese verrà presto liberato, ma che prima è necessario aprire un dibattito sul ruolo e le regole della stampa in situazioni di guerra. Una condizione, che oggi i colleghi di mezzo mondo vogliono però rigettare, appellandosi alla libertà che deve essere assicurata a ogni giornalista serio e professionale come Langlois.

La redazione del programma ‘Las Voces del Secuestro’, che da 18 anni accompagna le vittime di questo flagello, per otto ore consecutive si collegherà con le varie radio aderenti, certi che la guerriglia non potrà restare indifferente. Chiunque vorrà allacciarsi a queste frequenze potrà farlo dal sito www.redmundialderadio.com. Sarà, infine, possibile seguirlo anche via Twitter: @VocesSecuestro e @herbinhoyos con l’Hashtag #LiberenaRomeoYa.

Racconteranno la propria esperienza anche giornalisti che hanno vissuto il dramma del sequestro in Afghanistan, Iraq, Libia, Messico e Colombia.